Suicidio Aaron Swart, la vendetta di Anonymous

Suicidio Aaron Swart, la vendetta di Anonymous

Aaron Swart è morto suicida nel suo appartamento newyorkese, lo scorso 11 gennaio.

Swart a soli 15 anni aveva già collaborato a vari progetti, successivamente l’abbiamo visto come attivista per la battaglia sulla libera l’informazione su internet e come coautore di noti social network.

Due anni fa però era stato accusato di aver rubato 4,8 milioni di articoli dal sito, a pagamento, del Massachusetts Institute of Tecnology (Mit) e averli messi in rete. Ad aprile avrebbe dovuto sostenere un processo: se fosse stato condannato rischiava 30 anni di carcere e una multa di un milione di dollari; anche in caso di patteggiamento avrebbe rischiato la prigione.

Il giovane genio dell’informatica si è sempre dichiarato innocente.

La scorsa notte, per rendere giustizia ad Aaron,  gli hacker del web hanno attaccato i siti del Mit con Anonymous lasciando messaggi sulle pagine del sito, che sono rimaste visibili per alcune ore. Il contenuto dei messaggi consisteva e aveva l’intento di dare una scossa alla legislazione dei crimini informatici.

Nel frattempo, il presidente del Mit, Leo Rapael haReif, con una lettera si associa al cordoglio ed informa di aver avviato un’indagine per capire la posizione dell’istituto nella vicenda.

Mentre la famiglia del ventiseienne, accusa l’istituto e i magistrati di persecuzione giudiziaria al ragazzo.

Infine, in ricordo di Aaron Swart è nato in tutto il mondo un movimento di ricercatori e universitari che mettono a disposizione gratuitamente nel web i propri documenti.

Martina Tessari

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