“Il mio corpo, non è solo un corpo”. Il racconto di un colloquio molto particolare a Bologna

“Il mio corpo, non è solo un corpo”. Il racconto di un colloquio molto particolare a Bologna

“Buongiorno, come sta? Bene? Sa, su 200 curriculum inviateci ne abbiamo selezionati solo 12. Il suo è stato uno di questi, mi ha colpito subito. La vorrei incontrare per un colloquio conoscitivo.”

Non lo nego, ero entusiasta che avessero scelto il mio cv su 200. Di questi tempi di certo non è facile esser richiamati per un colloquio, soprattutto quando si tratta di una piccola realtà lavorativa. Avevano notato il mio cv! Caspita, che emozione! Non che io sia una mente eccelsa, ma evidentemente avevano notato le mie esperienze lavorative, il mio percorso di studi, le mie capacità relazionali. Senza esitare troppo fisso l’appuntamento per il colloquio.

Mi presento all’appuntamento con un filo di trucco, un vestito semplice, scarpe basse (perché camminare con i tacchi sui sanpietrini non è per tutte! ) , ma soprattutto senza pretese di alcun tipo, senza troppe aspettative, ma con grande entusiasmo.

Una volta entrata in questo piccolo locale molto colorato, mi saltano subito agli occhi due persone, un signore gioviale sulla settantina e un ragazzo trentenne. Mi salutano come sapere perché fossi lì con quello sguardo un pò disorientato, intimorito, ma sorridente.

Vengo salutata per nome da un altro ragazzo, anche lui sulla trentina, forse anche passata da un paio d’anni. Il mio sguardo vaga alla ricerca di questa voce. Eccola, la voce ha un corpo ora. Non è solo, però. E’ con una ragazza, che a mio avviso, sembra esser uscita da Vogue: alta, filiforme, bellissima, prosperosa. Penso esser la sua segretaria, la sua dipendente, la sua compagna tutt’al più. Perché, si, è evidente, tra i due c’è un certo feeling, che esula dalla semplice relazione subordinata ” titolare- dipendente”. Lei ha un fare sicuro, sa cosa sta facendo, sa come muoversi, sa cosa dire e come dirla. Mi pare ovvio, allora, che sia una relazione d’altro tipo, magari amicale o amorosa. Ma, nell’istante in cui lei gli ha lasciato il suo numero di cellulare, ho realizzato che non era né una dipendente né una sua amica.

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Dopo averla salutata e congedata viene verso di me con fare simpatico. “Ciao Martha, sai il tuo cv mi ha colpito subito, questo viso non può passare inosservato, guarda che occhi, guarda che bocca! ” Guarda l’altro ragazzo, che con mia grande sorpresa era un suo amico, con fare sornione. Imbarazzatissima, annuisco sorridendo e ringrazio. Mi spiega in breve di cosa si tratta il lavoro. Pare semplice. “Non ci vuole mica un genio, penso”. Anche perché è fornito anche l’affiancamento di una settimana. Ma, il colloquio si rivela presto molto informale, quasi “amichevole”. Il che, mi rende molto sospettosa, abituata a ben altri tipi di colloqui. Mi sorride, si avvicina, mi sfiora il braccio, si complimenta con me per la mia “estetica”. Mi confronta alle altre candidate, “sai, per carità, bellissime ragazze, ma sai tu hai quella cosa in più”. Implicitamente mi viene fatto capire che la disponibilità immediata di cui si parlava, non era quella temporale, quella “dell’iniziare sin da subito, sin da oggi pomeriggio”, bensì era la disponibilità di scendere ad un compromesso. Improvvisamente mi era tutto chiaro: la top model dal fare ambiguo e lascivo, il modo “simpatico” del titolare, la modalità di selezione dei cv, il fatto che sapesse il mio nome. Non avevano minimamente letto il mio cv, ma avevano semplicemente visto la foto. Su 200 cv avevano selezionato solo quelli con le foto di ragazze gradevoli d’aspetto e che fossero, possibilmente, “disponibili”.

Con grande delusione, amarezza e denigrazione sono tornata a casa pensando che il mio “involucro” non fa di me l’anima che sono. Il mio corpo, non è solo un corpo. E’ abitato da un’anima, da uno spirito critico, il quale, se sceglie di scendere a compromessi, lo fa per buoni motivi, per propria volontà, non per volontà imposte.  Esser donna non vuol dire esser  un misero involucro bello, ma vuoto. Esser donna, per me, è aver la pienezza in sé. Perché non si valuta un prodotto solo per il suo packaging, ma anche per ciò che è, per ciò che ha da offrire, per le qualità che ha.

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M.L.

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