“Sono un coglione”: continua l’incubo per Antonio Conte

BARI, 14 GENNAIO – Conclusa l’inchiesta da parte del Procuratore Laudati e dei pm Angelillis e Dentamaro. Sono 27 i giocatori che probabilmente saranno rinviati a giudizio per le presunte combine delle partite del Bari con Salernitana e Treviso. Ranocchia, Gazzi e Barreto restano fuori dal procedimento penale ma rischiano in sede sportiva. Stesso destino è toccato ad Antonio Conte, ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, la cui versione è stata ritenuta attendibile tanto da far escludere il suo coinvolgimento processuale. Sarà comunque ascoltato da Palazzi.

Continua l’incubo per Antonio Conte, ancora costretto a difendersi fuori dal campo a lui più consono, il verde manto erboso degli stadi. Infatti è stato ascoltato dai magistrati di Bari, il 6 Settembre scorso, in merito a due partite della squadra pugliese, di cui è stato uno dei “Mister” più vincenti, Bari-Salernitana del 23 Maggio 2009 e Bari-Treviso del 10 Maggio 2008, L’allenatore, oggi alla Juventus, è stato ascoltato in quanto ritenuto in possesso di informazioni rilevanti per le indagini.

In questi giorni, invece, ad altre 33 persone, di cui 27 giocatori quasi tutti ex-Bari, è stata fatta notificare l’avvenuta conclusione dell’inchiesta per frode sportiva. Ora si aspetta di sapere per chi scatterà il rinvio a giudizio.

Conte si difende da ogni possibile sospetto: “non sono un allenatore amico dei giocatori” per dire che i giocatori non si confidano con lui. Gestire la squadra col maggiore distacco possibile, per aver ben chiari i ruoli ma nello stesso tempo per confermare la sua estraneità ad ogni tipo di discorso, non tecnico, interno alla spogliatoio. Ma un’anomalia Conte, durante la partita con la Salernitana, ammette di averla riscontrata: “quando segnava la squadra campana i nostri tifosi abbracciavano i tifosi avversari”. Un comportamento che potrebbe essere ricondotto al gemellaggio esistente tra le due tifoserie. Eppure Gillet, portiere del Bari nelle stagioni prese in esame, riferisce di una riunione tecnica prima della partita in cui Conte avrebbe preso atto delle parole di un altro giocatore del Bari, Colombo, che si rifiutava di scendere in campo se avesse visto la squadra “moscia”. Facendo intendere che Conte sapeva di cosa parlava Colombo, ovvero che Conte non solo sospettasse della possibilità ma che sapeva che ci sarebbe stata l’alterazione del risultato con la Salernitana. Tuttavia le dichiarazioni di Gillet sono state giudicate dai Pm: “ondeggianti”. Addirittura, con un fax alla Procura, sembra che abbia già fatto marcia indietro proprio su queste parole. Un altro giocatore, Stellini (poi anche collaboratore di Conte), parla di come sia stato contattato dai giocatori salernitani Fusco ed Esposito e di come sia stato deciso di perdere la partita, da tutta la squadra riunitasi in segreto, tenendo Conte all’oscuro di tutto.

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La combine di Bari-Salernitana sembra essere confermata anche da Esposito, che si occupò della spartizione di 150.000 euro tra tutti i giocatori che avevano accettato l’accordo, anche tra quelli che non erano scesi in campo. Lo stesso riferisce che non furono coinvolti Ranocchia, Gazzi e Barreto “che si isolava”. Da parte sua Conte smentisce le parole di Gillet, quindi nessuna riunione al massimo un consiglio ai suoi ragazzi, fare attenzione per evitare un possibile chiacchericcio dovuto al gemellaggio. A questo proposito, però, restano le dichiarazioni, rese ai carabinieri, dell’attaccante Kutuzov: “Conte ci disse se volete giocare, giocate…altrimenti decidete, magari insieme, cosa fare…per me avete fatto il massimo, ho vinto il campionato”. Agli stessi carabinieri che chiedono se Conte sapesse della combine, però Kutuzov, risponde di “no”. Conte davanti a Laudati, si dichiara non solo estraneo all’accaduto ma persino vittima dei fatti. Alla domanda del Procuratore, che chiede se non si fosse accorto di qualcosa da qualche comportamento dei giocatori, Conte ammette di essere stato preso in giro, raggirato e di essere in ultima analisi un “coglione”. Cosa che ribadisce più volte in sede di interrogatorio, insieme al fatto che avrebbe personalmente “staccato la testa” ai suoi giocatori se avesse saputo una cosa del genere.

Anche Masiello scagiona Conte, che non sapeva niente neanche a Treviso. Al massimo, riferisce Lanzafame sulla falsariga di Masiello, Conte cercò di sincerarsi del fatto “che avremmo giocato lealmente”. Conte avrebbe aggiunto in quell’occasione che, “preoccupato della nostra sicura situazione di classifica, in quanto già promossi, e della presenza nel Treviso di molti ex del Bari”, se si fosse accorto di qualche stranezza avrebbe operato delle opportune sostituzioni. Proprio quest’ultima dichiarazione porterà quasi sicuramente Conte di fronte alla giustizia sportiva, nella qualità del Procuratore federale Palazzi.

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Dall’inchiesta barese emerge tanta confusione. Le testimonianze si contraddicono spesso tra di loro, ma rimane il fatto che Conte sembra uscire pulito dal punto di vista penale. Dal punto di vista sportivo e morale il giudizio sull’allenatore della Juve sembra essere più difficile. Pur continuando a difendersi nel modo migliore possibile, sembra proprio che il sistema di scommesse clandestine e relative combine fosse noto un po’ a tutti, anche a chi non partecipava. Conte probabilmente sapeva, ma da uomo a suo modo tutto di un pezzo, preferiva non accettarlo o semmai riteneva più giusto non crederci. Spesso non vedere gli errori degli altri volontariamente, significa scagionare se stessi. Conte potrebbe anche non aver partecipato, sicuramente non ha preso dei soldi, ma probabilmente ha preferito non vedere per non dover accettare di far parte di un mondo di cui, siamo certi, rifiuta le logiche. Un mondo che anche lui stesso sa essere marcio, ma che rimane pur sempre il suo mondo, ma non solo il suo, quindi non possiamo accusarlo di tutto, non possiamo permettere che anche colpe non sue gli vengano attribuite. Al massimo possiamo chiedere che vengano accertate le sue responsabilità, penali sicuramente e sportive, perché di quelle morali siamo già più o meno sicuri. Ma per le responsabilità morali non c’è tribunale di sorta.

Guglielmo Sano

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