Disoccupazione giovanile record, uno su tre non lavora

L’Ue: «L’Italia rischia povertà ed esclusione sociale»

Disoccupazione giovanile record, uno su tre non lavora

ROMA, 8 GENNAIO – Ormai parlare di record negativo quando si parla della situazione occupazionale italiana non fa più  notizia. Neanche quando il record in questione ha raggiunto cifre ben più che allarmanti. Tuttavia, il monito lanciato dall’Ue, a seguito delle conclusioni del Rapporto 2012 su occupazione e sviluppi sociali, dovrebbe alimentare i timori di coloro che dovranno occuparsi del problema-lavoro. L’Unione Europea, infatti, alla parola disoccupazione ha accostato un termine più pauroso: povertà. Non è che ci volesse un luminare per evincere che se non si lavora, non si guadagna e si diventa poveri. Ma l’Ue ha posto la questione in termini perentori: con l’acuirsi della crisi economica in Italia si è manifestato il «rischio elevato» di cadere «nell’enorme trappola della povertà», finendo vittima di una spirale che ha «drammaticamente aumentato i rischi di esclusione sociale di lungo periodo».

A soffrire maggiormente per la crisi occupazionale siano i giovani tra i 15 ed i 24 anni: secondo i dati comunicati dall’Istat, provvisori e destagionalizzati, il tasso di disoccupazione giovanile a novembre 2012 ha toccato il 37,1%, ovvero livello più alto mai raggiunto, sia per quanto riguarda le serie mensili, avviate nel gennaio 2004, sia per quanto concerne le serie trimestrali, cominciate nel quarto trimestre 1992. se poi si considera che, a livello globale, il tasso di disoccupazione si è mantenuto stabile da novembre, all’11,1%, si può capire come siano le fasce di età più giovani a scivolare inesorabilmente verso il baratro occupazionale.

Anche guardare chi sta peggio del nostro paese fa sudare freddo i giovani non lavoratori: Grecia (57,6%, dati di settembre 2012) e la Spagna (56,5%) sono stati in gravissima difficoltà economica e sociale, pressati dea drastiche manovre finanziarie e agitati dalle conseguenti proteste sociali (spesso violente). Tra gli stati “messi peggio di noi” c’è pure il Portogallo, con il suo 38,7% di giovani disoccupati.

Nel commentare la difficile situazione occupazionale del Belpaese, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha difeso, come riporta Repubblica l’operato del Governo Monti, indicando le cause dei problemi negli «errori di lungo periodo». Anche in questo caso, non ci vuole un luminare per capire a chi il ministro imputi la colpa di una cosi grave disoccupazione.

Giovanni Gaeta

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