Reggio Emilia, 30 anni di carcere per l’uomo che massacrò a martellate la moglie “occidentale”

Reggio Emilia, 30 anni di carcere per l’uomo che massacrò a martellate la moglie “occidentale”

REGGIO EMILIA, 27 OTTOBRE – A un anno di distanza dal terribile delitto, è arrivata la sentenza definitiva per l’uomo che ha orribilmente ucciso la moglie a Sorbolo Levante, vicino a Brescello (Reggio Emilia). L’uomo è stato condannato dal tribunale di Reggio Emilia a trent’anni di reclusione, con l’aggravante della crudeltà ma senza la premeditazione.

Il fatto risale al novembre 2011 quando Rachina, una giovane donna di 35 anni di origini marocchine, viene brutalmente uccisa dal marito a martellate fino a sfondarle il cranio. L’efferato delitto è maturato fra le mura domestiche, forse davanti agli occhi della figlia più piccola di solo 4 anni.

Le violenze in casa erano diventate assidue a causa della gelosia dell’uomo, tanto che Rachina aveva deciso di avviare le pratiche per la separazione, ma soprattutto l’integrazione della donna all’interno del paese e della parrocchia, sono state le cause dell’ira dell’uomo. Il marito accusava Rachine di un’eccessiva “occidentalizzazione”, era questo che l’uomo non poteva tollerare e lo infastidiva. In questo clima è maturato l’omicidio che è sfociato in raptus di inaudita violenza.

Ieri è arrivata la condanna, il pm aveva chiesto l’ergastolo ma venendo a mancare la premeditazione è stata decisa una pena di trent’anni e un risarcimento monetario sia ai figli che ai parenti della donna residenti in Marocco, poi mille euro sono stati assegnato anche alle parti civili e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Infine un risarcimento simbolico, di un euro, è stato conferito anche alla deputata Souad Sbai, presidente della onlus Acmid Donna, associazione delle donne marocchine in Italia.

Amalia Salsi

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