Cozze killer, Gianna Casella uccisa da una tossina rarissima di Escherichia Coli

Cozze killer, Gianna Casella uccisa da una tossina rarissima di Escherichia Coli

PIACENZA, 24 OTTOBRE – Una tossina rarissima prodotta da batteri di escherichia coli avrebbe provocato la morte di Gianna Casella, nota cantante piacentina. Incute paura e timore l’esito dell’esame autoptico eseguito sul cadavere della donna, deceduta per intossicazione all’ospedale di Piacenza alcuni giorno dopo un pranzo a base di cozze consumato in un ristorante cino-giapponese della città emiliano, sequestrato preventivamente venerdì scorso su disposizione del giudice per le indagini preliminari Gianandrea Bussi.

L’INDAGINE – La rarità del caso ha chiamato in causa l’Istituto superiore di Sanità a Roma, che dovrà eseguire degli esami microbiologici sulla tossina, mentre le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Emilio Pisante.
L’obiettivo degli inquirenti, una volta individuata la natura della sostanza e le cause effettive del decesso , sarà quello di stabilire la provenienza della tossina killer.

Il ristorante cino-giapponese era già noto agli inquirenti. I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni avevano sequestrato, alcuni mesi fa,  decine di chilogrammi di generi alimentari senza la necessaria indicazione della tracciabilità. Dopo la morte di Gianna Casella la Procura di Piacenzo ha aperto un fascicolo: sul capo dei tre responsabili del locale grava l’accusa di omicidio colposo.

Una volta scoperta la natura e se quella sostanza sia stata la causa della morte della cantante (anche in base alla quantità della stessa presente nei reperti), il lavoro degli inquirenti dovrà cercare di stabilire quale sia stata la provenienza dell’agente dannoso. Provenienza che, sempre a quanto si è appreso, potrebbe essere delle più varie. Una delle ipotesi è che sia comunque legata al cibo.

Il ristorante della periferia di Piacenza in cui aveva pranzato Gianna Casella era subito finito nel mirino degli inquirenti, il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri vi aveva sequestrato.

LE REAZIONI –  I tre indagati sono difesi dall’avvocato Alberto Tucci di Milano che ai microfoni de Il Resto del Carlino ha precisato: «Non c’è assolutamente la prova che la tossina prodotta dal batterio escherichia coli provenga da cibi preparati nel locale dei miei assistiti. Ricordo che si tratta dello stesso batterio e della stessa tossina presenti in una verdura che nel corso del 2011 avevano causato problemi in Germania e Francia. Quindi già presente nei Paesi occidentali. E sottolineo che i miei assistiti acquistano diversi prodotti non solo all’estero, ma anche in Italia».

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