Presidenziali Usa, Obama batte Romney 2 a 1

L'ultimo dibattito in tv tra i due candidati alla Casa Bianca vinto ai punti dal presidente Barack

Presidenziali Usa, Obama batte Romney 2 a 1

WASHINGTON, 23 OTTOBRE – In Florida, a quindici giorni dalle elezioni negli Stati Uniti, i due candidati alla Casa Bianca si sfidano nell’ultimo dibattito televisivo dedicato alla politica internazionale. I dati diffusi dalla CBS sulle preferenze degli elettori danno Obama vincitore del duello con il 53%, decretando la conclusione dei confronti in tv con un 2 a 1 per il presidente uscente, estremamente in forma nella performance della scorsa notte. “Obama ha dimostrato in modo forte e deciso di essere il Commander in chief”, afferma soddisfatto il suo braccio destro, David Axelrod. Piuttosto deboli gli attacchi dell’ex governatore Mitt Romney, soprattutto legati al ruolo degli Usa in ambito di politica estera: “Ha fatto l’apology tour (il giro delle scuse) in Medio Oriente, criticando gli Stati Uniti. E questo è stato visto come un segnale di debolezza”. Obama risponde con ironia e prontezza – “Gli Stati Uniti sono stati dalla parte giusta della Storia”, ha aggiunto il presidente, affermando che Romney propone una leadership “sbagliata e spericolata, mentre agli Stati Uniti ne occorre una forte e ferma”.

Obama ha poi  evidenziato le contraddizioni dell’avversario e ribadendo il suo appoggio ad Israele in caso di attacco e una linea decisa per quanto riguarda temi inerenti le sanzioni sull’Iran, la democrazia, il terrorismo, i diritti delle donne e i rapporti con la Cina. Romney tenta di recuperare riportando il dibattito su temi a lui più congeniali, quali l’economia, la crisi e la disoccupazione, ma il moderatore della serata Bob Schieffer riconduce i due contendenti al tema principale della serata, la politica internazionale, riguardo alla quale Romney dimostra di essere sostanzialmente d’accordo con le scelte prese dall’avversario. I toni si accendono soprattutto sul tema dell’industria dell’auto: Obama accusa il rivale di propendere per una delocalizzazione  delle industrie americane all’estero, dove la manodopera costa meno e le tasse sono inferiori.

Il dibattito sulla politica estera evidenzia, così, tutte le minacce che incombono sulla politica interna statunitense. Nessun accenno, infine all’Europa. Significativo, a proposito, il commento del regista premio Oscar, Michael Moore, twittato alla fine del dibattito: “Hey, nessuna menzione di Europa, di America Latina, di Antartide al dibattito sulla “politica estera”. È vero che se non possiamo bombardarti, non parleremo mai di te”.

L’esito dello scontro sarà, dunque, deciso adesso dagli Stati incerti, primi tra tutti l’Ohio, il 6 Novembre.

Cinzia D’Intino

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