Psoriasi lieve-intermedia, la fiducia nelle terapie può fare la differenza (Intervista Esclusiva)

Psoriasi lieve-intermedia, la fiducia nelle terapie può fare la differenza (Intervista Esclusiva)

BOLOGNA, 5 OTTOBRE – La psoriasi è una malattia della pelle molto diffusa, con andamento cronico-recidivante.

Quali sono le sue principali manifestazioni cliniche, le cause che scatenano la sua insorgenza e i fattori che incidono sulle recidive?

L’eziologia della psoriasi non è conosciuta. Nel corso della storia della Dermatologia sono state avanzate molte ipotesi: attualmente si ritiene che i fattori genetici, “slatentizzati” da altri fattori (infezioni virali o batteriche, farmaci, traumi anche psicologici), siano tra gli elementi più importanti nell’eziopatogenesi della malattia. Tuttavia, la psoriasi non deve essere considerata una malattia ereditaria.

Le abitudini personali (alimentazione, alcool, fumo, etc.) avrebbero un ruolo nel mantenere o peggiorare una psoriasi preesistente.

Per quanto riguarda i farmaci, è stata dimostrata un’azione peggiorativa o scatenante dei beta-bloccanti, dei sali di litio e degli anti-malarici sintetici.

In base alla morfologia e alla localizzazione delle lesioni, caratterizzate da desquamazione superficiale ed eritema sottostante, si distinguono almeno cinque varietà cliniche di psoriasi: volgare (o in placche o in chiazze), palmo-plantare, delle pieghe (o inversa o invertita), eruttiva (o guttata) e pustolosa. Quest’ultima può essere a sua volta suddivisa in palmo-plantare (o di Barber), acro-dermatite continua di Hallopeau e diffusa (o disseminata o generalizzata o di Von Zumbusch). La psoriasi eritrodermica, più che una varietà clinica, è in realtà una complicanza, spesso iatrogena, della psoriasi.

Quali sono i dati epidemiologici relativi alla psoriasi di gravità lieve-intermedia, in particolare in Lombardia?

L’Italia non è certamente il Paese delle statistiche, almeno nel campo medico-sanitario. Tuttavia, si può affermare che la psoriasi in generale, e quella di gravità lieve-intermedia in particolare, ha una prevalenza alta, colpendo lo 0,5-3% della popolazione. L’Italia e la Lombardia rientrano, dal punto di vista epidemiologico, nell’ambito dei Paesi occidentali industrializzati.

Pur essendo la forma più diffusa, che interessa circa i 2/3 dei pazienti, la psoriasi di gravità lieve-intermedia talvolta non è trattata in modo corretto. Quali sono i fattori che minano l’aderenza ai trattamenti correnti e con quali conseguenze per i pazienti?

Se puntiamo alla guarigione della psoriasi, e trasmettiamo questo messaggio al paziente, non facciamo altro che creare delle aspettative che andranno drammaticamente deluse. Un motivo di sfiducia da parte del paziente è, innanzitutto, questo. Al contrario, l’obiettivo della terapia deve essere un controllo stabile (e accettabile per il paziente) del quadro clinico.

Questo può essere ottenuto con la terapia topica, supportata da idratanti, da detergenti specifici, da antistaminici orali per il controllo del prurito, dalla corretta esposizione solare, dalla fototerapia.

In particolare, per quanto riguarda la terapia topica, è necessario spiegare al paziente, in modo preciso, il numero delle applicazioni quotidiane e come devono essere fatte, la durata del trattamento, le eventuali associazioni, etc.

In termini di qualità di vita, qual è l’impatto della psoriasi di grado lieve-intermedio sui pazienti che ne sono affetti?

Questo argomento è molto importante e molto delicato. Proviamo semplicemente a pensare a una ragazza di 25 anni che ha da qualche anno una psoriasi localizzata al cuoio capelluto, ai gomiti, alle mani, alle ginocchia e ai piedi. Sono, queste, le classiche localizzazioni della psoriasi volgare. Ebbene, questa ragazza, per non mostrare al mondo la sua malattia, è costretta a usare sempre camicie con le maniche lunghe, a usare sempre i pantaloni, a usare sempre le scarpe chiuse. Per non parlare della mani, per cui non pochi pazienti portano guanti bianchi. Nell’immaginario popolare le malattie della pelle sono invariabilmente infettive e contagiose.

Il trattamento topico combinato a base di vitamina D e corticosteroidi ha dimostrato di essere particolarmente efficace: quali sono le principali evidenze scientifiche sulla sua efficacia?

Esiste una letteratura internazionale ricchissima sull’efficacia e la sicurezza dell’associazione calcipotriolo-betametasone dipropionato. Questa associazione agisce rapidamente sul prurito, sull’infiltrazione delle lesioni e sull’eritema. Per quanto riguarda la sicurezza, uno studio ha dimostrato che in pazienti trattati per 4-8 settimane, i livelli ematici del calcipotriolo e del betametasone dipropionato si sono mantenuti al di sotto dei limiti inferiori quantificabili.

Perché la formulazione in gel è in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti? Qual è il valore di questa innovazione?

Più formulazioni abbiamo, dal punto di vista tecnico-farmaceutico, meglio è per il paziente psoriasico. I gel lipofili sono molto graditi dai pazienti perché non colorano la pelle, non ungono, sono facilmente spalmabili e sono assorbiti rapidamente e in modo regolare.

Intervista al Prof. Stefano Varaldi

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