Milano Marittima, la gelosia morbosa di Saleri il movente dell’omicidio di Sandra Lunardini

Milano Marittima, la gelosia morbosa di Saleri il movente dell’omicidio di Sandra Lunardini

MILANO MARITTIMA, 26 LUGLIO – Un altro femminicidio. Un’altra donna uccisa per una stupida gelosia, siamo già a ottanta nei primi sette mesi di quest’anno. Ieri a Milano Marittima è toccato a Sandra Lunardini, cinquantenne romagnola. Un’altra volta, l’ennesima, lo stesso copione che si ripete come un disco incantato ogni settimana, ogni giorno.

L’omicidio-suicidio di cui ieri vi avevamo dato notizia era stato in un primo momento addebitato a un litigio per motivi economici tra i due ex conviventi. Gianfranco Saleri (l’assassino) era infatti il proprietario del fondo commerciale in cui la Lunardini esercitava la professione di parrucchiera .

Per gli amici e i familiari di Sandra non è da ricercare lì il movente. All’origine del folle gesto infatti, per la sorella della vittima, ci sarebbe la fine della relazione tra i due. La Lunardini e Saleri avevano iniziato una storia d’amore una decina d’anni fa e tra tira e molla erano arrivati fino a gennaio, quando la donna aveva deciso di lasciarlo per un sospetto tradimento con una giovane ex dipendente. Saleri non aveva preso bene la decisione della convivente e aveva iniziato a minacciarla e importunarla quotidianamente.

“Avevamo già denunciato tre anni fa quell’uomo — racconta al Il Resto del Carlino la sorella di Sandra, Roberta —, dopo che avevo difeso mia sorella da una delle tante aggressioni cui era soggetta. Lunedì sera mio nipote, il figlio di Sandra, mi ha detto che Saleri gli aveva detto che si sarebbe suicidato, lasciandogli tutto in eredità. Ci siamo impauriti, anche per le eventuali conseguenze a mia sorella. Ho chiamato i carabinieri e mi sono sentita rispondere che forse stavamo esagerando e che telefonavamo troppe volte. A questo punto non finisce qui, qualcuno dovrà risponderne di quanto successo”.

Da parte sua l’arma dei carabinieri smentisce la versione della sorella della vittima e afferma che il piantone che si trovava di servizio quella sera avrebbe chiesto maggiore chiarezza sulla vicenda per poter pianificare un intervento dei carabinieri o del 118.

A rincarare la dose, il compagno di Roberta Lunardini, Paolo: “Nessuno è riuscito a proteggere questa donna. Altro che lite tra amanti, si capiva che sarebbe successo qualcosa di serio, anche se ci sforzavamo di essere ottimisti. Tutti lo pensavamo: interverranno quando sarà troppo tardi. Recentemente lui aveva minacciato di morte anche la madre di Sandra”.

Rimane il fatto inconfutabile che Saleri aveva minacciato più volte Sandra e la sua famiglia, e numerose denunce erano state sporte nei suoi confronti ma, come succede sempre più spesso, nessun provvedimento restrittivo era stato emesso nei suoi confronti.

LA POLITICA DEVE INTERVENIRE

Anche la conferenza delle donne del Partito Democratico ha voluto dire la sua su questa ennesima triste vicenda: “le forze politiche e le istituzioni locali al massimo impegno al fine di rafforzare la rete di sostegno a favore delle donne che denunciano i casi di aggressione e violenza ed eliminare il rischio che gli aggressori possano mettere in atto un omicidio. Di fronte a questi episodi le istituzioni hanno il dovere di domandarsi se è stato fatto tutto quello che si poteva fare, o se occorre un cambiamento più strutturale nelle azioni di contrasto alla violenza maschile sulle donne”.

Simone De Rosas
derosas.simone@gmail.com

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