Spending Review, non sparate sugli insegnanti precari! (Esclusiva)

Spending Review, non sparate sugli insegnanti precari! (Esclusiva)

Scuola e sindacati ancora sul piede di guerra. La spending review ancora prende di mira i precari… Molti pensano che gli insegnanti ed il mondo della scuola sia un mondo dorato e ovattato fatto di tanto tempo libero da dedicare a hobby e shopping, da viaggi in mete esotiche e mesi e mesi di ferie. Ma molti non sanno che il mondo della scuola è da sempre tartassato, demolito e demonizzato.

L’insegnante è visto come colui che lavora molto poco la mattina ed il pomeriggio bivacca su un comodo sofà sorseggiando bevande e sgranocchiando stuzzichini. Mi viene da ridere pensando agli insegnanti impegnati in questo modo. Quasi quasi faccio l’insegnate. Prima di tutto per poter fare degnamente il proprio lavoro mattutino devono prepararsi e non bastano davvero 5 minuti. Non si entra in classe a improvvisare. Bisogna preparare esercizi e lezioni poiché se lo studente deve esser stimolato e comprendere che la sua preparazione è legata alla qualità che offre il docente è giusto che il prof si prepari in rispetto dello studente e se un ragazzo fa una domanda bisogna saper rispondere e le domande sono sempre molto varie e complesse. L’insegnate deve preparare e prepararsi per il girono dopo, non è tutto così scontato come sembra. C’è il compito in classe da somministrare e bisogna prepararlo e poi bisogna correggerlo e in entrambe i casi non ci vogliono 5 minuti, e non c’è solo una classe a cui pensare. Esistono anche incontri pomeridiani, riunioni. Ma usiamo termini più fighi, non chiamiamoli solo consigli di classe, chiamiamoli briefing, (va molto di moda). Meeting tra docenti della stessa disciplina per stabilire programmi, modi di condurre le lezioni, anticipare le problematiche, scegliere i libri di testo, condurre le stesse prove e test; briefing di docenti fra della stessa classe, della stessa area disciplinare; meeting con tutti i docenti, con esperti, psicologi, riunioni su sicurezza, con i singoli genitori, con gruppi e potrei ancora continuare…

Poi chiaramente ci sono i professori e qui dipende da insegnate a insegnate. Chi merita e chi non meriterebbe e chi dovrebbe starsene a casa, questa è un’altra storia… c’è chi è di ruolo e che sta subendo i tagli delle varie ottuse e sciagurate manovre e manovrine di questi ultimi decenni, che rischia di perdere il posto e di dover essere indirizzato verso un altro istituto in provincia o magari essere assegnato a seguire i ragazzi con difficoltà varie, ma che di certo ha qualche diritto in più del docente precario con un contratto a tempo determinato che spera ogni anno di aver un incarico e poter così sentirsi lavoratore a pieno titolo e diritto.

Ma torniamo al tema principale. Nell’ultima spending review è ovvio che anche l’insegnante è coinvolto nei tagli e nella revisione delle spese azzardate e negli sprechi dello stato.

L’articolo 5, comma 8 del DL 95/12 approvato lo scorso 6 luglio ed entrato in vigore il giorno successivo recita:

“Le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione […] sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età. Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto…”

Allora, spiego meglio per chiarire, spero. Tenete a mente quanto è scritto nell’articolo di cui sopra. Si parla di cessazione di rapporto vero? Vero. Nella scuola chi è sottoposto a cessazione di rapporto è soltanto il classico docente o facente parte del personale ATA (amministrativo, tecnico, ausiliario) precario, che ha obbligatoriamente un contratto a tempo determinato. Vuol dire che se tutto va bene viene assunto i primi di settembre e licenziato 30 giugno. Ho scritto se tutto va bene. Poi i contratti possono variare; possono coprire i 12 mesi di lavoro, e quindi i docenti e personale ATA con un contratto del genere non sono interessati all’articolo 5, ma altri insegnanti potrebbero ottenere contratti di durata molto inferiore.

Dunque se ritorniamo all’articolo di sopra, gli insegnanti precari, quelli che non lavorano tutto l’anno per intenderci, non avranno più diritto al rimborso delle ferie che non hanno utilizzato.

Sarò seccante… ma un’altra parentesi è necessaria. I precari della scuola spesso usufruiscono delle ferie a discrezione del Dirigente Scolastico. Spiego. Se ottieni un giorno di ferie devi essere lo stesso retribuito e allora cosa fanno i dirigenti? preferiscono concedere un permesso non retribuito e quindi non pagano. Saggio da parte loro, tremendo per il prof. Per tamponare questa perdita economica ecco un compenso sotto forma di ferie non godute. Quindi si pareggia qualcosa perso in precedenza.

Con l’attuale spending review che succede? Dal prossimo anno scolastico 2012-2013 addio pagamento delle ferie non godute. Ciao ciao, bye bye, au revoir, adios. E i diritti? Il precari non ne ha!

Comunque, beati voi insegnati che avete tre mesi di ferie. Tre mesi. Ma un normale insegnate ha 20 giorni di ferie come tutti gli altri dipendenti pubblici. Beato precario perché hai tutte ‘ste ferie. Ma il precario non è in ferie è licenziato, è un disoccupato come gli altri. Certo ma il precario percepisce l’assegno di disoccupazione. Certo, vero. Ma non è uno stipendio, molto meno. E poi si pagano le tasse sull’assegno di disoccupazione, sull’ammortizzatore sociale ricevuto. Sì ma il precario della scuola ha un buono stipendio. Mi sono informato. Circo 1200 euro buono stipendio? Di certo, ma uno stipendio che non avrà mai scatti di anzianità come qualsiasi impiegato del pubblico. Ma gli insegnanti sono sempre in sciopero. Ma lo sapete quanto costa ad un insegnate la giornata di sciopero?

Parliamoci chiaro, dei precari della scuola si parla bene quando ci sono le campagne elettorali,  dei buoni dentifrici per pulirsi per bene la bocca, ho sentito dire che i precari sono una risorsa durante i periodi elettorali, poi i precari non servono più e il lavoro se lo devono guadagnare.

I sindacati sono indignati come sempre, sono pronti a colpire. Magari con uno sciopero che toglierà dei soldi ai lavoratori e la vile moneta verrà rimandata alle casse dello stato, giusto bisogna contribuire. I sindacati sembrano nervosi per quanto presentato nella spending review. Tutti CGIL, UIL, CISL, USB (Unione Sindacale di Base), Gilda e gli altri concordano con l’idea che bisognerebbe rivedere il tutto, altrimenti siamo davvero alla follia!!!! Adesso basta!

Invito ai lavoratori precari. Non state più in silenzio.

Ma una cosa non ha valore per il precario e il docente in generale: la sua dignità; per quella non ci sarà mai cifra adeguata per ricompensarla.

Editoriale a cura di Francesco Amato

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