Referendum anti Casta: prosegue raccolta firme, ma aumentano gli ostacoli

La raccolta di firme per abolire il rimborso spese dei parlamentari incontra molte difficoltà, ma l’Unione popolare non si arrende

Referendum anti Casta: prosegue raccolta firme, ma aumentano gli ostacoli

ROMA, 16 LUGLIO – In soli due mesi ha ottenuto 200.000 adesioni, quasi la metà di quelle necessarie per presentare la proposta di referendum in Parlamento: si tratta dell’iniziativa lanciata su Facebook dal movimento cittadino Unione popolare, che si batte per il taglio agli “stipendi d’oro dei parlamentari”.

Nello specifico si propone “l’abrogazione della disposizione di cui all’Art. 2 della legge 1265, n. 1261”, in base alla quale ciascun membro del Parlamento ha diritto a una diaria a titolo di rimborso spese per il soggiorno a Roma, pari a 3.503,11 euro lordi. La cifra può raggiungere i 42.000 euro all’anno a testa e un totale di 39 milioni se moltiplicata per il numero dei parlamentari al completo.

Sembra però che la “rivoluzione gentile” portata avanti dall’Up sia destinata a incontrare numerosi ostacoli. Sulla pagina Facebook del movimento molti utenti hanno protestato per non essere riusciti a trovare gli appositi documenti nel proprio Comune di residenza, avanzando l’accusa di una “volontà di occultare” la consultazione.

Ma il fattore che maggiormente pone un freno all’iniziativa è costituito dalla legge che stabilisce che non si può depositare nessuna richiesta di referendum l’anno anteriore alla scadenza di una delle camere. In questo modo la consegna delle firme slitterebbe a gennaio 2013 e sarebbe possibile dare il via alla raccolta soltanto a partire da ottobre, 90 giorni prima. Del voto vero e proprio si riparlerebbe solo nel 2014.

Gli organizzatori però non sembrano demordere e così la promotrice Maria di Prato rassicura gli indignati seguaci del movimento: “La legge del ’70 è lacunosa, faremo ricorso e anche questa raccolta sarà valida. In ogni caso, se necessario, a ottobre ricominceremo da capo. Noi non siamo professionisti e la nostra intenzione era quella di sollevare un serio dibattito”.

Beatrice Amorosi
beatrice.amorosi@gmail.com

Leave a Reply

Your email address will not be published.