Pass Invalidi, la ricostruzione dell’inchiesta che ha travolto il Bologna FC

Archiviazione per i giocatori del Bologna indagati per abuso di pass H: salvati dalla “buona fede”

Pass Invalidi, la ricostruzione dell’inchiesta che ha travolto il Bologna FC

BOLOGNA, 5 LUGLIO – L‘iniziale tesi dell’accusa era che le targhe delle auto dei calciatori fossero associate al pass H di Marilena Molinari, disabile, factotum della società. E in altri casi esistevano dei permessi temporanei T7, quelli che consentono di accedere e sostare nel centro, che però non spettavano ai calciatori. Solitamente vengono concessi a chi sta per ottenere la residenza, per un periodo di 90 giorni rinnovabili in attesa della residenza temporanea o definitiva. E la Procura, infatti, aveva scoperto l’esistenza di molti permessi T7 falsi in capo a calciatori e parenti, non avendo questi avviato alcuna procedura per la residenza. Questi permessi T7 sono stati rilasciati sistematicamente da Coopertone a calciatori e parenti senza le pratiche anagrafiche collegate (libretto di circolazione e copia della richiesta di residenza). Insomma, gli sportivi potevano entrare nella Zona a traffico limitato, parcheggiare liberamente e gratuitamente su strisce blu e gialle, e passare sulle corsie preferenziali.

Il procuratore aggiunto Giovannini nella sua richiesta di archiviazione ha ricostruito la vicenda, ricordando che si tratta di uno stralcio parziale di indagine più ampia sull’uso e abuso dei tagliandi handicap e di residente in centro storico, a Bologna, e che la Procura si è imbattuta nei nomi dei giocatori rossoblù per il coinvolgimento di Marilena Molinari, una disabile da anni al servizio di numerosi giocatori del Bologna. Al permesso «H» della donna risultarono, infatti, collegate le targhe dei calciatori.

Dopo un anno di indagini della polizia municipale e della procura di Bologna ora l’inchiesta che aveva scosso i calciatori rossoblù si è quindi conclusa. Importanti sono state certamente le dichiarazioni di Marilena Molinari, la factotum del Bologna, ancora indagata, la quale avrebbe dichiarato agli inquirenti che i calciatori si fidavano della sua buona fede e non si sono curati di verificare i permessi per entrare e parcheggiare nel centro della città. Per gli sportivi, quindi, mancava la consapevolezza di abusare di un permesso H, che credevano di avere legittimamente. Da tempo, infatti, la linea difensiva dei calciatori si basava semplicemente sulla buona fede: per gli sportivi quei permessi erano assolutamente regolari.

Pertanto, il procuratore aggiunto Giovannini ha scritto nella richiesta di archiviazione che viste le assolutorie dichiarazioni della donna, «in assenza di oggettivi elementi dotati di autonoma forza probatoria, sia impossibile sostenere l’accusa in un eventuale futuro dibattimento». E Giovannini rimarca inoltre che «tutti i calciatori che avevano nel corso del tempo ricevuto la notifica di contravvenzioni hanno provveduto a pagarle». Di Vaio e compagni hanno saldato le multe contestate dal Comune: una cifra elevata, che si aggira intorno ai 90 mila euro. Il capitano dei rossoblù, Marco Di Vaio, aveva già regolato i conti a dicembre, pagando circa 9 mila euro.

Per Marilena Molinari non c’è stata, invece, la richiesta di archiviazione, così come per Gianluca Garetti, ex dipendente della Coopertone. Le indagini nei loro confronti infatti proseguono, con l’ipotesi di concorso in certificazione fasulla e falso.

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