Elsa Fornero e il lavoro: «Non è un diritto, va guadagnato». La Camera approva la riforma

Elsa Fornero e il lavoro: «Non è un diritto, va guadagnato». La Camera approva la riforma

ROMA, 27 GIUGNO – Proprio nel giorno in cui la Camera ha approvato il quarto voto di fiducia posto dal governo sulla riforma del mercato del lavoro prevista dal disegno di legge di Elsa Fornero, a tener banco sono le dichiarazioni del ministro del Lavoro rilasciate al Wall Street Journal. Il giornale americano non vedeva di buon occhio  la riforma del lavoro, capace solo «di svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia».

Ad un giudizio così pesante, la Fornero ha risposto con una dichiarazione ancor più pesante: «Stiamo cercando di proteggere le persone, e non il loro posto di lavoro. Deve cambiare l’atteggiamento delle persone. Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso sacrifici». Apriti cielo, la Fornero è stata attaccata da tutti, in particolare dagli esponenti dell’opposizione al Governo Monti.

Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, sul suo blog dà alla Fornero della asina: «La nostra Costituzione recita che il lavoro è un diritto. A quanto pare la badessa Fornero ha riscritto, tutta da sola e senza chiedere il permesso a nessuno, l’articolo 1 della Costituzione. Cara professoressa, questa è un’asineria bella e buona».

Anche il senatore della Lega, Gianvittore Vaccari, si appella alla Costituzione, ricordando che «oltre all’articolo 1, anche l’articolo 4 riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». Inoltre, si chiede se la Fornero «abbia giurato sulla Costituzione o su Topolino», accusandola di «avere dimestichezza con troppi testi ma con pochi luoghi di lavoro».

Meno spiritoso il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, per il quale le parole del ministro sono «aberranti».

Elsa Fornero, bombardata da questo tiro incrociato, ha fatto parzialmente marcia indietro, sottolineando come sia un diritto il lavoro, non il posto di lavoro. Il ministro, infatti, ha precisato che l’interesse del governo sia «la tutela del lavoratore nel mercato e non quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza».

Dopo questa rettifica, il responsabile Lavoro di Sel, Gennaro Migliore, ha ironizzato sul fatto che «la prossima correzione sarà “il posto è un diritto, non il salario”».

Tra tutte queste polemiche, la Camera ha approvato il ddl di riforma del mercato del lavoro, che ora è legge. I sì sono stati 393, 74 i contrari, 46 gli astenuti. Montecitorio, quindi, ha rispettato la richiesta di Mario Monti, ossia di approvare il testo prima del vertice Ue di domani.

Nel corso delle dichiarazioni di voto, Di Pietro ha apostrofato il governo con dure invettive «Siete solo dei sobri ricattatori politici e truffatori politici».

Giovanni Gaeta

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