Un razzo la causa della morte del giovane carabiniere Manuele Braj

Potrebbe essersi trattato di un attentato. Mercoledì la salma giungerà in Italia

Un razzo la causa della morte del giovane carabiniere Manuele Braj

KABUL, 25 GIUGNO – L’esplosione è avvenuta intorno alle 8.50 locali (le 6.20 in Italia) in un campo di addestramento della polizia afghana, ad Adraskan, a ovest di Kabul. Secondo lo Stato maggiore della Difesa, è avvenuto in prossimità di una garitta di osservazione installata a ridosso della linea di tiro del poligono. L’esplosione ha coinvolto 4 militari dell’Arma appartenenti al PSTT (Police Speciality Training Team), uno speciale nucleo addestrativo della polizia afghana. È morto sul colpo Manuele Braj, trent’anni anni di Collepasso (provincia di Lecce), effettivo al 13° Reggimento «Friuli-Venezia Giulia». Feriti alle gambe, invece, il maresciallo capo Dario Cristinelli, trentasette anni, di Lovere (Bergamo) e il carabiniere scelto Emilano Asta, ventinove anni, di Alcamo (Trapani). Illeso un quarto militare.

Il carabiniere scelto Braj era alla sua quinta missione di pace all’estero, in Afghanistan dal 7 maggio scorso, in passato era stato anche in Albania, per due volte in Bosnia-Erzegovina e una volta in Iraq.

LE CAUSE – Potrebbe trattarsi di “un attentato tramite il lancio di un razzo”: frammenti di razzo, infatti, sono stati trovati  dagli artificieri italiani e americani. Si tratta di un razzo 107 MM.

Potrebbe essere, così, confermata la versione, spiegata dal tenente colonnello Francesco Tirino, portavoce del contingente italiano a Herat, che appunto, riferendosi all’esplosione di stamattina, si era pronunciato definendolo «un attentato».

Anche l’agenzia di stampa Afghan Islamic Press (AIP) aveva fornito una ricostruzione dell’accaduto: in una corrispondenza da Herat City, l’agenzia sosteneva di avere appreso da un agente di polizia afghano del centro, che un suo collega avesse sparato sul team di addestratori italiani.

Una versione che in pomeriggio era stata contestata dal responsabile del Centro di addestramento di Adraskan, secondo cui lo scoppio era stato causato «da una erronea manipolazione di un ordigno che ha riguardato unicamente gli addestratori italiani».

Fonti militari italiane ribadiscono, invece, che si è trattato di un attacco degli insorti. In dichiarazioni ai giornalisti, il colonnello Fazl Ahmad Khalili ha spiegato che «nella base c’è una torretta dove ogni giorno addestratori stranieri vanno per controllare la zona di tiro dell’addestramento. E oggi gli addestratori erano quattro italiani». A quanto pare, ha proseguito, «l’incidente è stato il frutto dell’esplosione di una bomba a mano, e, a causa di essa, un militare è morto, due sono stati feriti ed un quarto è rimasto illeso». Il colonnello Khalili ha perentoriamente escluso che un poliziotto afghano in addestramento potesse essere la causa di questo, «perché nella torretta gli italiani erano soli e si erano chiusi dentro». E poi, ha seguitato: «io ero nella zona ed il personale afghano non c’era proprio». L’alto ufficiale continua: «non vi è stato alcun incidente esterno e l’unico incidente è quello che è stato procurato da loro stessi, e che poi hanno presentato come se un razzo avesse colpito l’area». «Ma il bunker della torre non è stato danneggiato – ha concluso – e nemmeno i vetri sono andati in frantumi».

LE DINAMICHE.  Si stanno accertando le dinamiche dell’esplosione/attentato. Sono stati trovati svariati pezzi e frammenti di un razzo. I 107 MM sono di solito usati in attacchi a basi e postazioni dalla coalizione internazionale e dalle forze di sicurezza afgane.

L’esplosione che ha ucciso oggi un carabiniere in Afghanistan e ne ha feriti altri due potrebbe essere stata provocata, secondo i primi accertamenti, da un proiettile proveniente dall’esterno, presumibilmente un razzo RPG. Lo ha appreso l’ANSA da fonti stimate. Sempre stando ai primi accertamenti, dunque, la base della polizia afgana sarebbe stata oggetto di un attacco dall’esterno ed un proiettile di grosse dimensioni ha centrato la garitta di osservazione dove si trovavano i militari colpiti. Uno è morto sul colpo, mentre altri due sono rimasti feriti dalle schegge. Il proiettile, forse di tipo controcarro, l’unico bombardato contro la base, sarebbe stato esploso da una notevole distanza ed ora sono in corso i calcoli balistici per determinarne la provenienza esatta.

Maria Francesca Cadeddu

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