Lusi mostra ai pm le lettere di Rutelli: «Sapeva»

L’ex leader della Margherita: «Calunnie»

Lusi mostra ai pm le lettere di Rutelli: «Sapeva»

ROMA, 25 GIUGNO – Dopo che mercoledì scorso il Senato aveva confermato il suo arresto, Luigi Lusi, senatore ed ex tesoriere della Margherita, in carcere a Rebibbia con l’accusa di essersi appropriato di oltre 25 milioni di euro del partito tra il 2007 e il 2011, l’aveva promesso: «Parlerò». Lo ha fatto sabato, nel corso di un interrogatorio durato più di sette ore, davanti al gip Simonetta D’Alessandro e ai pm Alberto Caperna e Stefano Pesci.  «Nel 2007, al momento dello scioglimento della Margherita per la fusione con i Ds, venne stipulato un patto per spartirsi i soldi provenienti dai rimborsi elettorali. Non volevamo che il denaro finisse nelle casse del Partito Democratico e dunque io, Francesco Rutelli ed Enzo Bianco facemmo l’accordo che prevedeva la ripartizione dei fondi al 60% ai popolari e al 40% ai rutelliani»

Lusi, dunque, ha ribadito la sua tesi difensiva, ossia che gli investimenti milionari nell’appartamento di via Monserrato e nelle ville di Genzano e Ariccia, non li fece per sé, ma «per conto dei rutelliani» e che questi «furono decisi ben prima dello scioglimento della Margherita», nell’ambito di un patto fiduciario con Rutelli in persona. Anzi, fu proprio l’ex presidente della Margherita e attuale leader di Alleanza Per l’Italia «ad autorizzare quegli acquisiti» ha sostenuto Lusi «consigliandomi anche di utilizzare una società estera, visto che mia moglie è canadese».

L’ex tesoriere, però, non si è limitato a parlare e a fornire tesi difficilmente verificabili. Ha portato le carte. Documenti che sembrerebbero inficiare la difesa di Francesco Rutelli, il quale ha sempre professato la sua estraneità ai fatti, sostenendo di non essersi occupato della gestione finanziaria del partito proprio «perché a questo avevamo delegato il tesoriere».

Lusi ha mostrato ai magistrati due lettere, una a mano e una al computer, scritte proprio da Rutelli. Entrambe riguardano la destinazione dei rimborsi elettorali ottenuti dalla Margherita dopo lo scioglimento e la fusione con i Ds nel Partito Democratico avvenuta nel 2007. Le lettere documenterebbero le indicazioni fornite da Rutelli sulla distribuzione dei finanziamenti e sui loro beneficiari. In una delle lettere Rutelli rimprovererebbe addirittura a Lusi di avere deciso, «per paura», la restituzione dei fondi inutilizzati. L’ex tesoriere ha mostrato anche due mail di risposta cha avrebbe inviato all’ex presidente della Margherita, nelle quali informava Rutelli dei rischi legati al meccanismo di distribuzione dei rimborsi deciso dopo lo scioglimento della Margherita, proprio «perché i soldi sono destinati a singole persone». Inoltre, Lusi ha presentato alcuni appunti che si riferiscono alle somme versate a diversi esponenti del partito, in particolare Enzo Bianco e Matteo Renzi.

Tuttavia, i pm non danno l’idea di ritenere credibile il coinvolgimento di Rutelli, dal momento che la Procura non intende riascoltare il senatore, né convocare lo stesso Rutelli, escludendo una possibile iscrizione di quest’ultimo nel registro degli indagati.

La reazione di Rutelli non si è fatta attendere: «Sono solo mostruose calunnie. Lusi sa di poter diffamare e mentire, le sue palesi menzogne saranno comunque amplificate. È stato smentito dalla moglie, che ha ammesso che il disegno era di appropriazione a beneficio della famiglia. Una menzogna affermare nientemeno che ville e appartamenti, beni in Canada, tutti intestati a sé e ai familiari, erano accumulati per conto di una cosiddetta “corrente rutelliana”». I leader dell’Api ha annunciato che presenterà domani una denuncia per calunnia  nei confronti di Lusi presso la procura della repubblica di Roma.

Giovanni Gaeta

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