Vaffancu.o al capoufficio, sì ma con parsimonia

BOLOGNA, 23 GIUGNO – Un “vaffaal capoufficio non è una ragione sufficiente per il licenziamento in tronco di un dipendente, questo il principio stabilito oggi dalla sezione Lavoro della Corte di Cassazione nella sentenza 10426.

Il 21 ottobre 2005 Fernando S., dipendente della Mag.ma, un’azienda abruzzese operante nel settore del riciclo di materie plastiche, dopo un’accesa discussione aveva mandato “a quel paese” la superiore Mirella R.

Immediata la reazione dell’azienda che l’aveva licenziato per motivi disciplinari.

Fernando S., convinto delle proprie ragioni, aveva opposto resistenza al licenziamento presentandosi di fronte al Tribunale di Chieti. Il 18 marzo del 2009, dopo (solo) quattro anni, era stato reintegrato sul luogo di lavoro, in quanto la sua offesa era stata giudicata “episodica” e quindi non sufficiente a far scattare il licenziamento per motivi disciplinari.

Ma Fernando S. doveva averla combinata proprio grossa tanto da spingere l’azienda a rigettare il reintegro e formulare appello in Cassazione. La Mag.ma sostiene che quel giorno Fernando S. abbia tenuto nei confronti della superiore una condotta “gravemente ingiuriosa e intimidatoria”, “deridendola e apostrofandola” .

Nulla da fare per l’azienda però, è di oggi la sentenza della Cassazione che stabilisce che il comportamento di Fernando S., sebbene “stigmatizzabile”, sia riferibile a un “episodio circoscritto” che “non dimostra la volontà” di Fernando S. “ di sottrarsi alla disciplina aziendale e di insubordinarsi, essendo rimasto nei limiti di una intemperanza verbale”. L’azienda abruzzese sarà quindi costretta a reintegrare Fernando S. e a pagare le sue spese processuali.

Come direbbe il grande Alberto Sordi: «Te c’hanno mai mannato a quel paese…». Sì, ma con parsimonia.

Simone De Rosas

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