Il Senato approva il taglio dei deputati. Finocchiaro: «Il ddl non diventerà legge»

I deputati scendono a 508 e si abbassa a 21 anni l’età di eleggibilità al senato

Il Senato approva il taglio dei deputati. Finocchiaro: «Il ddl non diventerà legge»

ROMA, 22 GIUGNO – Palazzo Madama dà il primo taglio e lo fa quasi all’unanimità. Con 212 sì, 11 no e 27 astenuti il Senato ha approvato ieri l’articolo 1 del ddl sulle riforme costituzionali, che determina la riduzione del numero dei deputati dagli attuali 630 a 508, otto dei quali eletti nella circoscrizione estero. E pensare che il giorno prima di questa votazione Pdl e Lega erano riusciti a far accantonare la discussione sull’articolo 1 e a passare direttamente all’articolo 2, che contiene la proposta di Senato federale e il semipresidenzialismo, tema caro alla maggioranza di centrodestra dell’ultimo governo Berlusconi.

 Pdl, Pd, Udc, Idv, Coesione Nazionale e Api-Fli hanno votato a favore del taglio, mentre i senatori della Lega si sono astenuti.Tra coloro che hanno votato a sfavore del articolo 1, si contano “i dissidenti Mario Baldassarri (Fli), Luigi Li Gotti (Idv), nonché i radicali Donatella Poretti e Marco Perduca, che si sono espressi in maniera contraria al loro gruppo di appartenenza.

Le novità, comunque, non finiscono qui: l’articolo 1 del ddl modifica anche l’articolo 56 della Costituzione, che definisce l’età minima per essere eletti alla camera. La riforma, infatti, prevede che sono eleggibili a deputato “tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i 21 anni di età” e non più 25 come era stabilito fino ad oggi.

Dunque, escludendo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero, la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni avverrà dividendo il numero degli abitanti, definito in base all’ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Il capogruppo Pd Anna Finocchiaro si è detta scettica sul futuro di questa modifica costituzionale: «Questo voto, che peraltro riguarda soltanto la riduzione del numero dei deputati e non anche dei senatori, è inserito in un provvedimento che a mio avviso non diventerà mai legge dello Stato». La stessa Finocchiaro aveva criticato il presidente del Senato Renato Schifani in merito alla sua dichiarazione di ammissibilità per gli emendamenti sul semipresidenzialismo del Pdl.

E la votazione sul Senato federale? Contenuta come detto nell’articolo 2, che prevede anche la riduzione del numero dei senatori da 315 a 254, è stata rinviata da Schifani alla commissione Affari costituzionali, insieme agli emendamenti del Pdl sul semipresidenzialismo, a causa di alcuni problemi tecnici inerenti al modo in cui erano scritti i testi.

Proprio sul semipresidenzialimo sembra essere nato un nuovo sodalizio tra Pdl e Lega: il carroccio ha affermato di essere favorevole solo se venissero approvati alcuni bilanciamenti, come appunto l’istituzione di un Senato federale.

Giovanni Gaeta

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