Reggio Emilia, Tribunale concede visto al compagno gay sposato in Spagna. La storia di Rafael e Flavio

REGGIO EMILIA, 27 MARZO – La questura di Reggio Emilia rilascia il permesso di soggiorno al compagno gay Rafael, ragazzo uruguayano, sposato in Spagna con Flavio, cittadino italiano. Lo scorso 13 febbraio aveva vinto il ricorso presentato al Tribunale di Reggio. Il rilascio del documento a Rafael da parte della Questura di Reggio Emilia è il primo documento nella storia italiana che dà efficacia al riconoscimento dello status famigliare delle coppie omosessuali, un altro grande passo di civiltà per il superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni.

Le difficoltà nell’ottenere il permesso di soggiorno erano sorte dal fatto che in Italia il loro matrimonio non è riconosciuto. L’associazione “Certi Diritti” l’ha sostenuto appellandosi a quanto sancito dal “Trattato di Nizza” sulla libera circolazione e dal “Trattato di Lisbona” sulla lotta alle discriminazioni. Ciò che si richiedeva non era la trascrizione del matrimonio, competenza esclusiva di ogni stato dell’Unione Europea, come il diritto di famiglia, ma l’applicazione delle norme che regolamentano la libera circolazione dei cittadini europei e dei loro familiari. Il Tribunale aveva accolto il ricorso il 13 febbraio scorso e ora la Questura ha dovuto rilasciare a Rafael il permesso.

IL CASO DELLA COPPIA SPOSATA IN OLANDA NEL 2002

La Cassazione ha dovuto affrontare il caso di una coppia gay che ha chiesto il riconoscimento del proprio matrimonio contratto all’estero. I due uomini si erano sposati nel 2002 a L’Aja ed avevano poi chiesto la trascrizione del certificato di nozze, come atto pubblico, al comune di Latina dove erano residenti. Al rifiuto del Comune di riconoscere questo certificato e quindi il matrimonio, la coppia ha fatto ricorso sia in tribunale sia alla Corte d’Appello di Roma, ricorsi entrambi respinti. Storica dunque la sentenza n.4184 della Cassazione secondo la quale “Le coppie gay, come i coniugi, hanno il diritto ad una “vita familiare” e ad esigere e a far valere per questo il diritto ad “un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”. L’ l’intrascrivibilità delle unioni omossessuali dipende non più dalla loro “inesistenza” e neppure dalla loro invalidità ma dalla loro inidoneità a produrre quali atti di matrimonio, appunto, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano”.

Alessandra Massagrande

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