Riforma del lavoro, con o senza accordo le novità andranno in Parlamento

Il tempo stringe, la riforma del lavoro verrà presentata in Parlamento anche senza l’accordo con le parti sociali

Riforma del lavoro, con o senza accordo le novità andranno in Parlamento

ROMA, 19 MARZO – Il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è determinata: anche senza accordo con le parti sociali «il governo presenterà lo stesso al Parlamento la riforma». Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, il Ministro ha esternato la necessità di chiudere la partita secondo i tempi prefissati. «Credo che oggi siamo abbastanza maturi sui contenuti», ha detto la Fornero, ed ha aggiunto «abbiamo un tempo limitato, affrontiamo i problemi con grande serietà: non possiamo andare avanti a discutere all’infinito».

Il segnale più importante, che conferma la giusta direzione, secondo il Ministro, sono le lamentele di tutte le parti sociali, nessuno escluso. «Sono positiva sul lavoro che stiamo facendo», ha riferito il Ministro, «le piccole imprese si lamentano, Confindustria si lamenta, il sindacato variamente si lamenta. Questo dimostra che stiamo lavorando nell’interesse del Paese».

Le speranze sono molte. «Questa riforma del lavoro è molto attesa dagli italiani, all’estero e dai politici. Forse c’è persino un carico eccessivo di aspettative sulla riforma», dice la Fornero, puntualizzando, però, che «fino a quando ci focalizziamo sul fatto che alcuni che sono dentro hanno le uscite bloccate è più difficile far entrare quelli che sono fuori. La cosa più importante è il dinamismo che vuol dire avere un facile accesso e un’uscita non bloccata».

Elsa Fornero ha tenuto a precisare che non è il ministro dell’art.18. Certamente è uno dei capisaldi della riforma, in quanto il problema più grave riguarda i giovani e, secondo il Ministro, solo andando a rivedere la flessibilità in uscita si possono riequilibrare i rapporti. Su di loro, ha detto Elsa Fornero, «si è scaricata la flessibilità cattiva, vogliamo rendere più dinamico il mercato del lavoro. Questo vuol dire avere più facilità in accesso e in uscita». Ciò non significa, ha spiegato il Ministro, avere maggiore «libertà di licenziare, ma passare da una filosofia per cui si vuole tenere attaccato il lavoratore a un certo posto di lavoro, anche se questo posto non è più produttivo, a una filosofia in cui noi aiutiamo a entrare il lavoratore in un nuovo posto di lavoro».

L’obiettivo è avere «più facilità di ingresso, ma anche una maggiore stabilizzazione». Finalmente il Ministro ha affrontato anche il tema degli stage post-formazione. «Oggi ci sono ragazzi che non trovano altre forme di lavoro che non siano stage», ha riferito la Fornero. Ciò significa «lavoro a costo zero, senza remunerazione. Lo stage può essere formativo, ma quando hai finito gli studi lo stage non è più consentito. Chi lavora deve essere pagato». Intenzione del Ministro è proporre l’eliminazione totale di questa forma di collaborazione.

Come corollario della Riforma, il Ministro propone una maggiorazione della paga oraria per i contrati a termine. «La flessibilità, che costa poco», ha osservato, «finisce con l’essere molto utilizzata aldilà delle persone. Prendi un lavoratore, lo usi e poi lo mandi via. La flessibilità deve costare un po’ di più, quindi l’impresa deve essere spinta ad usare un contratto che io vorrei chiamare contratto dominante che è il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato non blindatissimo». Per invogliare le aziende ad utilizzare forme contrattuali maggiormente tutelanti, Elsa Fornero, annuncia che «Se dopo il periodo determinato passi (il lavoratore) a indeterminato lo stato restituisce una parte di quel di più che hai pagato, mi sembra un incentivo buono».

Luca Bresciani

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