Bologna: la consegna del Sigillum Magnum ai fondatori dell’Euro scatena la rabbia dei centri sociali

Bologna: la consegna del Sigillum Magnum ai fondatori dell’Euro scatena la rabbia dei centri sociali

BOLOGNA,14 MARZO – Nell’aula absidale di Santa Lucia, inaccessibile al pubblico, si è tenuta ieri la consegna del Sigillum Magnum dell’Alma Mater Studiorum. Il massimo riconoscimento dell’Università felsinea è stato assegnato a Romano Prodi, Jean-Claude Juncker e Helmuth Kohl come riconoscimento del loro impegno nella creazione della moneta unica europea.

Presenti alla cerimonia soltanto Prodi e Juncker, Kohl non ha potuto partecipare per motivi di salute, ma il magnifico rettore Ivano Dionigi ha promesso di recapitare comunque il riconoscimento andando direttamente in Germania. Non potevano mancare le alte cariche cittadine: il sindaco Merola, il governatore Errani, il cardinale Caffarra ed il Ministro Piero Gnudi, accompagnati da alcuni ministri lussemburghesi e dagli accademici bolognesi.

Il presidente dell’eurogruppo assieme a Prodi hanno raccontato delle battaglie affrontate, delle fatiche passate e degli impegni futuri. «Abbiamo lottato per l’unità, anche contro quei paesi virtuosi del Nord, la loro arroganza», ricorda Juncker rinnovando l’impegno prossimo per il salvataggio della Grecia.

Nell’aula magna di Santa Lucia, dove era allestito un maxischermo che trasmetteva le immagini della premiazione, un gruppo di contestatori, appartenenti ai centri sociali TPO e Sadir, è riuscito per pochi istanti ad esternare il proprio dissenso. “No all’Europa accomunata dal debito”, c’era scritto su uno striscione. “No all’Europa delle banche”, recitava l’altro.

Nei volantini distribuiti dai contestatori fuori dall’aula ed indirizzati a Dionigi si leggeva: «ha preferito, in un momento di crisi, privilegiare alla ricerca, alla cultura e alla scienza, la premiazione di coloro che rappresentano il mondo politico-economico-europeo», interpretando così la premiazione come «una scelta che evidenzia un percorso basato sulla privatizzazione del sapere e sulla precarizzazione delle vite di chi studia, in ambito accademico e lavorativo». Obiettivo principale era contestare «la svolta autoritaria in corso in Europa».

Luca Bresciani

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