“Caro Lucio ti scrivo….” il ricordo di Gianni Morandi

“Caro Lucio ti scrivo….” il ricordo di Gianni Morandi

BOLOGNA, 2 MARZO – Gianni Morandi, come tanti altri amici – colleghi, ricorda Lucio Dalla. Le lacrime hanno la meglio in un momento triste come quello della scomparsa di un amico, quasi di un fratello.

Durante un collegamento con il TG1, Morandi ricorda: “Ci conoscevamo dal ’63, eravamo legati dal tifo per il Bologna e dalla musica. Non riesco a riprendermi”.

Un rapporto di amicizia autentico, forte e speciale legava i due artisti, tanto che Morandi era riuscito a riportare Dalla sul palcoscenico di Sanremo quest’anno.

Di seguito la lettera – ricordo di Gianni Morandi, che scrive al suo caro amico ripercorrendo il loro incontro, i loro successi fino alla tragica notizia.

Le luci si sono spente così all’improvviso proprio nel tempio della musica jazz a Montreux.

Chissà forse non è stato proprio un caso.

La lettera di Morandi

“QUANDO Bibi Ballandi mi ha telefonato per darmi la terribile notizia ho sentito un dolore così grande che, temo, non passerà più. Personalmente ricorderò sempre Lucio come un grandissimo amico. Ma Lucio dev’essere ricordato soprattutto come un artista eccezionale, un musicista completo che ha saputo attraversare tutti i generi, dal jazz, alla lirica, al musical, al cinema, alla musica leggera, anche se è difficile definire ‘leggere’ le sue canzoni. 
Era certamente il figlio prediletto di Bologna. E ai bolognesi sapeva parlare. Con la sua infinità umanità all’homeless sotto casa o con la sua insaziabile cultura al Rettore e amico Ivano Dionigi. Aveva provato a trasferirsi a Roma, ma resistette sì è no tre anni. Poi tornò fra noi, fra i portici, gli amici, le partite del Bologna. Fu proprio la passione per la nostra squadra a farci conoscere, nel 1963 a Taormina, in una serata dal teatro Antico per la televisione. Io avevo 18 anni, con due dischi già incisi alle spalle, lui quasi venti, ma doveva ancora decollare. Mi fermò: «So che sei di Bologna… ho sentito le tue canzoni». Da lì è iniziata la nostra amicizia.

LA SVOLTA della sua carriera fu l’incontro con Paoli, prima e con Roberto Roversi, poi. Roberto, da grande poeta, ne intuì le doti e lo spinse a scrivere di suo pugno. E da allora Lucio iniziò a cantare in maniera memorabile: Com’è profondo il mare, Anna e Marco, l’Anno che verrà, Caruso, Canzone, Futura… Canzoni così grandi da darmi il conforto che Lucio non ci lascerà mai. Le nostre carriere si sono incrociate per più di 20 anni, senza mai coincidere: nel ’64 al Cantagiro porto In ginocchio da te, vendo milioni di copie e sono nel firmamento. Lui deve aspettare la fine degli anni ’70, quando io andavo malissimo, per diventare il cantautore più amato d’Italia. Solo nel 1988 camminammo, finalmente, assieme: prima, sei mesi in studio per realizzare l’album Dalla/Morandi. Poi, una tournée infinita, 150 concerti, in tutta Italia, in tutta Europa, fino a Mosca e al Madison Square Garden di New York. Quella lunga frequentazione mi rivelò un aspetto finora sconosciuto ai miei occhi: la grande curiosità, la sete di conoscenza. Prima dei concerti, io passavo gran parte della giornata in albergo o in camerino, avevo mille cose da fare. Lui si svegliava prestissimo e partiva alla scoperta della città. La sera, immancabilmente, mi esibiva i suoi tesori: «Sapessi quel museo… avessi visto qulla chiesa». E mi rimproverava di non averlo seguito. Lucio era un artista colto: quando cantavo ancora Fatti mandare dalla mamma, mi regalò i dischi di Ray Charles e di João Gilberto, per me, allora, due sconosciuti. Ed è stato anche un grande maestro. A lui devono tanto artisti come Carboni, Bersani o gli Stadio. Ed è stata la sua sua voglia di mettersi in gioco che l’ha portato a Sanremo, assieme a Carone, come direttore d’orchestra. Ci ha lasciati a Montreux, una delle capitali mondiali del jazz. Io sono certo che non si è trattato di un caso.”

Emanuele Ambrosio 

Leave a Reply

Your email address will not be published.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.