Stipendi italiani tra i più bassi dell’Eurozona. Aumentare la produttività è l’imperativo del Ministro Fornero

Stipendi italiani tra i più bassi dell’Eurozona. Aumentare la produttività è l’imperativo del Ministro Fornero

Roma, 27 Febbraio – Secondo una rilevazione di Eurostat, che si riferisce a dati del 2009, un lavoratore dipendente guadagna mediamente in Italia la metà rispetto allo Germania e poco di più che in Portogallo. Inoltre, in Europa, l’Italia risulta tra i paesi con le retribuzioni lorde annue più basse: siamo al dodicesimo posto dietro Irlanda, Grecia, Spagna e Cipro.

Salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività“, ha dichiarato il Ministro del Lavoro Elsa Fornero. L’aumento della produttività sarebbe dunque la chiave per sbloccare questa situazione di stallo.

I salari non si limitano solo ad essere bassi, anche l’avanzamento, per l’Italia, risulta tra i più ridotti. Nel dettaglio, in quattro anni, a partire dal 2005, il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%).

Per quanto concerne l’unadjusted gender pay gap, l’indice utilizzato in Europa per rilevare le disuguaglianze tra le remunerazioni di lavoratori e lavoratrici, l’Italia risulta ampiamente sopra la media europea vantando un gap di appena poco più del 5%, ma, attenzione, si tratta di un’illusione. Infatti, questo dato è prodotto da alcuni fattori poco lusinghieri quali il basso tasso di occupazione femminile e lo scarso ricorso, a confronto con il resto d’Europa, al part time. La conferma è data dal fatto che tra i Paesi che vantano una minor divario ci sono anche Polonia, Romania, Portogallo, Bulgaria, Malta, tutti luoghi dove il tasso di occupazione femminile è molto basso.

La Fornero si definisce fiduciosa sulla possibilità di un’ampia intesa sulla riforma del mercato del lavoro e sull’articolo 18 e fa appello alle parti sociali perché affrontino la questione “in maniera laica, senza levate di scudi“. E’ necessario un cambiamento, ed è prioritario, per il Ministro “aprire nuove prospettive ai giovani e alle donne, eliminando quella flessibilità che genera precariertà“.

Anche i sindacati intervengono sulla questione Eurostat. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, afferma che “tra tasse e contributi più della metà dello stipendio va allo Stato” e si domanda se non sia venuto il momento “di dargli una tagliata”. Del medesimo parere il leader della Cisl, Raffaele Bonanni che parla di salari falcidiati dal fisco e delle troppe tasse imposte al lavoro dipendente “siamo oltre il 50% e nessuna iniziativa viene condotta su salari e fisco”.

Alessandra Massagrande

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