Olimpiadi 2020: il governo Monti boccia la candidatura di Roma. 5 motivi di riflessione

Olimpiadi 2020: il governo Monti boccia la candidatura di Roma. 5 motivi di riflessione

ROMA, 15 FEBBRAIO – Il governo Monti ha bocciato definitivamente la candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020. La decisione, motivata esclusivamente da ragioni economiche, è sicuramente dispiaciuta a moltissimi italiani sportivi e non.

Bèh questa rinuncia induce comunque almeno induce 5 motivi di riflessione importanti.

Primo: per la prima volta una potente lobby non ha prevalso sulle decisioni del Governo. Martedì mattina i potenti rappresentanti del comitato ‘’pro olimpiade’’ (Pescante, il sindaco di Roma, Petrucci, l’ ex sottosegretario Letta) erano riuniti presso la Fondazione Alemanno ed aspettavano una chiamata dal Governo prima del Consiglio dei Ministri. La chiamata non c’è stata ma il sindaco di Roma è stato convocato solo dopo la decisione. In latri tempi il comitato promotore si sarebbe riunito nella sede del Governo ed avrebbe pilotato la decisione.

Secondo: è finito il tempo di fare le previsioni dei costi e non rendere conto alla fine. La memoria va ai campionati mondiali di nuoto svoltisi a Roma nel 2009. Per fare un esempio il progetto di città dello sport di Calatrava è rimasto a metà e completamente abbandonato, doveva costare 60 milioni di euro ed alla fine costerà circa 1.000 milioni ma nessuno ne risponderà.

Terzo: sono finite le fantasie della stima dei ricavi. Per esempio, il comitato olimpico aveva stimato in 10 miliardi i costi, dei quali 4 a carico dello Stato, e vi sarebbe stato un ritorno di entrate per turismo di ben 30 miliardi. Nessuno nelle precedenti occasioni ha fatto il calcolo reale alla fine e le cifre si sono dimostrate di pura fantasia.

Quarto: chi spende subito deve essere solo lo Stato cioè noi cittadini. In base alla stima dei costi il governo avrebbe dovuto spendere 800 milioni di euro all’anno a partire dal 2014. Probabilmente i cittadini che stanno pagando duramente la crisi economica non lo avrebbero gradito.

Quinto: l’esperienza degli altri insegna. Come non ricordare le Olimpiadi di Atene del 2004 che costarono in termini economici il 6% del prodotto interno lordo?

Francesca Barzanti

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