Grecia sì ai sacrifici dell’Austerity, ma ad Atene è già rivolta e caos

Grecia sì ai sacrifici dell’Austerity, ma ad Atene è già rivolta e caos

ATENE, 13 FEBBRAIO – Sempre più critica la situazione in Grecia, infatti mentre ad Atene si scatenava la guerriglia, il Parlamento in una seduta drammatica ha approvato nella notte le misure di Austerity imposte dall’Europa come condizioni per ottenere un prestito di 145 miliardi di euro. Si spera così di evitare il fallimento definito “default”.

La Grecia, che intanto è già allo stremo per le misure che ha dovuto adottare precedentemente senza apprezzabili risultati, si prepara quindi a fare grossi sacrifici. Per fare un esempio le nuove misure imposte riducono drasticamente l’assistenza sanitaria e, superato il limite di 23 euro, ogni cittadino deve pagarsi tutte le medicine. Saranno poi licenziati 150.000 dipendenti pubblici entro il 2015 e ben 15.000 nel solo 2012 ed i salari minimi saranno ridotti del 22%.

Restrizioni ovviamente al limite dell’umano ma se la Grecia non avesse accettato le nuove imposizioni sarebbe dovuta uscire dall’euro e ripristinare la vecchia moneta e quindi sarebbe stata letteralemente ridotta alla fame. Anche l’Europa, da parte sua, avrebbe avuto un contraccolpo fortissimo che forse avrebbe segnato la fine dell’euro.

Molti commentatori si chiedono come sia possibile applicare cure tanto pesanti che possono uccidere il paziente anziché guarire la malattia. E’ indubbio che alcuni paesi europei come la Germania hanno anche la necessità di salvaguardare gli interessi delle loro banche, basti pensare infatti che il debito pubblico che la Grecia non onorerebbe più in caso di default vede esposte le banche tedesche per 30 miliardi di euro, quelle francesi per 17 e quelle italiane per 15.

Evidentemente le banche quando prestarono i soldi pensarono molto al loro profitto e meno al rischio che potevano correre, così ora chiedono aiuto ai loro governi.

Ecco alcuni dati che fanno ben capire il tracollo della Grecia: dal 2008 al 2011 il reddito pro capite è passato da 14.800 euro a 13.660, il tasso d’interesse sul debito pubblico dal 4,9% al 32,8%, la disoccupazione dal 8,2% al 18,2%.

Francesca Barzanti

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