Roberto Straccia: tre amici custodiscono il movente dell’omicidio

Roberto Straccia: tre amici custodiscono il movente dell’omicidio

PESCARA, 28 GIUGNO – Sempre meno luce e tante ombre sulla morte del povero Roberto Straccia, il ventiquattrenne di Moresco, scomparso a Pescara e ritrovato cadavere sugli scogli di Bari il 7 gennaio. Sin da quel giorno, la famiglia ha sempre contestato l’ipotesi di un possibile suicidio e avvalendosi di periti autonomi, ha cercato la verità sulla fine prematura di quel figlio.

Da diversi giorni, infatti, impazza l’ipotesi di un possibile omicidio. Dai primi risultati dell’autopsia sarebbe risultato che l’annegamento sia avvenuto in maniera atipica, quindi la caduta in acqua sarebbe avvenuta in stato di incoscienza, per di più l’acqua ritrovata nei polmoni non corrisponderebbe con la stessa, fangosa, che si aspettava di trovare.

Dov’è quindi morto realmente Roberto? E soprattutto: perché?

Le ipotesi sono tante, dal giro losco alla conoscenza di fatti più grandi di lui, di ciò che pensasse. Per cercare di far luce, negli ultimi giorni sono stati messi sotto torchio diversi amici del ragazzo, soprattutto tre, molto vicini a lui. Si cerca e si scava nella vita del giovane, con le loro testimonianze si cerca di capire che cosa facesse, chi conoscesse o frequentasse. Inoltre, proprio in uno di questi interrogatori, avrebbe destato sospetto le dichiarazioni di uno di loro, che accavallatesi, non coinciderebbero.

Inoltre all’occhio salta un altro particolare, finora trascurato. Uno dei ragazzi il giorno dopo la scomparsa di Roberto mostrava dei segni di abrasione e colluttazione su un braccio. Che sappia qualcosa che non vuole dire? Che fosse presente al fatto? Che menta per la paura che gli succeda la stessa cosa? Che dei balordi lo minaccino? Che centri lui per primo qualcosa? Tutte ipotesi da valutare.

Certo è che quel giorno, quando lui aveva già i segni, lui che lo aveva visto per ultimo, Roberto era già morto. Infatti dai primi riscontri autoptici si evince che la  digestione del ragazzo sia stata interrotta dopo circa quattro ore dall’ultimo pasto, avvenuto, secondo precedenti testimonianze verso mezzogiorno.

Dunque il ragazzo avrebbe trovato la morte proprio mentre era uscito a fare jogging, verso le 16. purtroppo le telecamere presenti al lungomare, non erano tutte attive quel giorno, quindi non si puo ricostruire con esattezza il reale percorso che il ragazzo compì quel giorno.

Per ora dunque domande e dubbi, e sia Meluzzi che Garofano, periti assunti dalla famiglia, vogliono aspettare gli ultimi esiti autoptici, l’esame istolico e tossicologico, per esprimere una reale ipotesi sull’accaduto, alla presenza di tutti gli elementi, soprattutto per escludere il resto, tentando di far giustizia e conoscere la verità di un un ragazzo, per lui e per la sua famiglia, che non ha mai perso la speranza.

Alessandra Scarciglia

 

APPRFONDIMENTI  Droni e privacy: un rapporto difficile da portare avanti

Leave a Reply

Your email address will not be published.