Costa Concordia, dopo la tragedia affiorano i primi dubbi

Costa Concordia, dopo la tragedia affiorano i primi dubbi

ISOLA DEL GIGLIO, 19 GENNAIO – La tragedia della Costa Concordia è ancora sulla bocca di tutti e, sebbene il numero dei morti si sia alzato e quello dei dispersi continui ad essere aggiornato, su di una cosa fino a ieri non c’erano dubbi: la colpa era del comandante cordardo Francesco Schettino.

Il quadro era cristallino: da una parte il capitano l’inaffidabile Schettino che abbandona la nave lasciando i passeggeri in balia degli eventi, dall’altra il capitano De Falco eroe della Capitaneria di Livorno che ordina in modo categorico di riprendere il comando delle operazioni.

Ma oggi cominciano ad affiorare i primi dubbi e le prime domande. Come mai si è aspettato così tanto (più di un’ora e mezza ) prima di ordinare lo sgombero della nave con sette suoni brevi ed uno lungo delle sirene ed il lancio del may day? Possibile che in quel frangente di tempo, mentre moltissimi passeggeri avevano tempestato di telefonate amici, parenti, autorità di soccorso, segnalando il pericolo a bordo, l’armatore non avesse intimato al comandante di ordinare l’abbandono? Possibile che il comandante continuasse a ripetere che la situazione era sotto controllo quasi a volere cercare di accostare la nave al porto senza aiuti? Possibile che davanti ad un comandante che ha abbandonato la nave ed è in chiaro stato confusionale, non si sia pensato di affidare il comando delle operazioni di sgombero ad un altro ufficiale?

Le risposte ancora non ci sono, sicuro è che qualcuno è sfiorato dal dubbio che la vita delle persone sia considerata la priorità ma il fatto economico abbia avuto la sua parte rilevante, secondo la convenzione di Londra del 1989 infatti soccorrere una nave che chiede aiuto è obbligatorio ma vi è il diritto ad un compenso.

Francesca Barzanti

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