Lega Nord: Bossi affonda, Maroni incassa e risponde. Trattasi di grana, Padana

Lega Nord: Bossi affonda, Maroni incassa e risponde. Trattasi di grana, Padana

MILANO, 16 GENNAIO – “In alto le spade, che cominci il duello”. Deve essere stato questo il pensiero di Silvio Berlusconi, quando, subito dopo la votazione che doveva decidere per l’autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino, ha potuto notare la perentorietà con cui “Bobo” Maroni sgattaiolava via dall’aula, inferocito come un toro da corrida.

Maroni contro Bossi, Delfino contro Senatur, Erede designato contro Sovrano impassibile. Due correnti di pensiero in rotta di collisione che prima o poi, porteranno ad una frattura insanabile; già, perché proprio mentre il fatidico momento sembrava arrivato, ecco D’Artagnan Bossi riporre la spada nel fodero e mettere, seppur temporaneamente, la parola fine alla diatriba; i duellanti sono feriti ma si stringono la mano e amici come prima, la Lega rimane unita.

Ma proviamo a ripercorrere quelle che sono state 48 ore di fuoco per tutti i sostenitori del “Carroccio”: nella nostra storia, troviamo nel ruolo del pomo della discordia l’ on. Cosentino e in particolare la decisione che doveva portare o meno al suo arresto.  Maroni è fermo e deciso: voterà Sì; Bossi lo è fino a 24 ore prima della votazione in questione, dopo di che l’illuminazione (probabilmente la promessa di Berlusconi di un imminente ritorno alle elezioni): la Lega lascia libero arbitrio sulla decisione, nessuno si deve schierare ufficialmente.

E qui si ritorna all’inizio della storia: Maroni scappa dall’aula. Bossi esulta insieme a Berlusconi. Cosentino è libero, per ora. Fuori dalla Camera Maroni commenta avvilito: “Sono deluso, ma vado avanti“, Bossi non gradisce l’attacco indiretto e scatena il terremoto: divieto per Maroni, di tenere conferenze e incontri in pubblico. La sferzata è di quelle pesanti, ma l’ormai ex Delfino, si rialza con la ferita ancora grondante e si lancia al contrattacco via web: “Sono disgustato, mi viene da vomitare. Qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega, ma io non mollo“. Non contento, l’ex Ministro lancia la provocazione e afferma che parteciperà a tutti gli incontri già programmati, senza tener conto della decisione della segreteria.

La cosiddetta “base” gradisce e rilancia: in pochi minuti arrivano decine di messaggi di supporto, mentre dalle sedi locali e provinciali cominciano a piovere inviti per partecipare a comizi e conferenze. E’ il segnale che la bilancia ora pende dalla parte di Roberto; Bossi prende atto e ritrae, come detto, la simbolica spada: non è saggio mettersi contro lo zoccolo duro del partito, soprattutto a pochi giorni dalla manifestazione in Piazza Duomo a Milano contro l’attuale governo, meglio ritirare tutto. La versione ufficiale è questa: “Mai stati divieti per Maroni. Questo non è il momento delle polemiche. Chi spera in una Lega divisa e dà ascolto a intermediari confusionali rimarrà deluso. Presto faremo un comizio insieme“.

La riconciliazione è suggellata da Maroni che pochi minuti dopo la dichiarazione del Senatur, conferma che “pax facta est”. La storia recente è questa, la Lega è ancora unita, i suoi maggiori interpreti un po’ meno. The End(?).

Leonardo Brunetti

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