Roma: I killer di Zhou Zeng e della piccola Joy hanno un nome e un volto

Roma: I killer di Zhou Zeng e della piccola Joy hanno un nome e un volto

ROMA, 9 GENNAIO – Ora i killer di Zhou Zeng e della piccola Joy hanno un nome e un volto. Sono due maghrebini, gli investigatori hanno le loro impronte e sono sulle loro tracce. E’ questione di ore prima della cattura.

I RIS dei carabinieri hanno isolato anche il DNA di un uomo: i soldi contenuti nella sacca sottratta a Zhou Zeng e ritrovata giovedì, erano sporchi di sangue. Probabilmente è questo il motivo per cui i killer hanno lasciato la borsa, sbarazzandosene, perché le banconote in quelle condizioni non sarebbe stato facile riutilizzarle.

Continuano anche gli accertamenti sull’attività di money transfer dei coniugi Zeng. La coppia raccoglieva denaro di provenienza non chiara dagli stranieri (e non solo) che frequentavano il loro bar, per poi trasferirlo all’estero.

All’interno del locale, in una stanza adibita a ufficio, Zhou Zeng riceveva i clienti “particolari”, e secondo gli abitanti del quartiere spesso si vedevano alcuni furgoni blindati entrare nella strada di fianco al bar, per fermarsi davanti all’ufficio di money transfer. Tutti segnali che portano a credere che ci fosse un giro d’affari importante, che potrebbe quindi spiegare il denaro ritrovato all’interno della borsa abbandonata dai rapinatori. Un movimento particolare, che deve aver attirato l’attenzione dei rapinatori di Zhou Zeng.

Nel quartiere si mormora che queste attività siano normali e molto diffuse, praticamente in tutta Italia, e che si sia sviluppato un sistema parallelo che consente di muovere grandi e ingenti quantità di denaro, evitando le norme antiriciclaggio. E che la comunità cinese, non solo nella città di Roma, abbia una sorta di vero monopolio: un sistema finanziario vero e proprio, che può essere gestito solo da chi possiede una grande liquidità e i contatti giusti.

“Ora stiamo concentrando tutte le forze sulla cattura dei due”, spiegano i carabinieri, dichiarando che è solo una questione di ore. I quartieri periferici di Roma sono setacciati in continuazione dalle forze dell’ordine, e i magistrati che curano le indagini sono convinti che i maghrebini non si siano allontanati da Roma, ma che siano ben nascosti e protetti da persone che potrebbero aiutarli a fuggire all’estero.

Gli immigrati nordafricani, attraverso il presidente dell’associazione nordafricani in Italia Kamel E. Belaitouche, hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza alla comunità cinese: “La verità è che non fa differenza da quale paese arrivino questi malviventi, la delinquenza è da condannare sempre e comunque indipendentemente dalla razza o dall’etnia”, ha dichiarato Belaitouche.

Restano però tanti i punti ancora oscuri: i due magrebini potrebbero non aver agito da soli, ma per conto di qualcun altro, pianificando il colpo con indicazioni chiare e precise.  Forse aiutati o manovrati da qualcuno del quartiere, uomini o organizzazioni criminali, che ben conoscevano l’attività dell’imprenditore cinese ucciso.

Sabrina Brandone

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