San Raffaele: gli affari di don Verzè

BOLOGNA, 14 DICEMBRE – Portati alla luce dei riflettori dalla puntata di Report di domenica scorsa, ormai sono di dominio pubblico le speculazioni non esattamente cristalline che sarebbero state operate da don Luigi Verzè, fondatore tra le altre cose di uno dei più potenti enti di sanità privata in Italia, la clinica san Raffaele.

L’inchiesta ha preso avvio dal suicidio, nello scorso luglio, di Mario Cal, braccio destro del sacerdote nonché dalla curiosità di capire come quello che si proclama un ente benefico senza scopo di lucro sia riuscito ad accumulare debiti per oltre un miliardo e mezzo.

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I risultati presentati dalla trasmissione di Rai 3 sono probabilmente andati oltre le aspettative dei reporter: attraverso il san Raffaele don Verzè gestiva un impero finanziario con ramificazioni fino in Brasile, a Salvador de Bahia, dove il religioso manager aveva stabilito il quartier generale da cui dirigeva un reticolo di società a cui erano legati investimenti economici in tutto il mondo, facendosi forte della nebulosa legislazione in materia di fondazioni e controllo delle stesse.

Non bastasse questo, pare che il nostro uomo di chiesa fosse anche decisamente amante della bella vita: festini con prostitute, veri e propri serragli privati di animali esotici, sul modello di quelli amati dai camorristi; per usare le parole dell’ex direttore generale del S. Raffaele, Renato Botti: “Il disastro qui non sono le mazzette, che ci sono. Le spese folli del don sono il vero problema”.

Matteo Borile

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