Fiorello e Benigni, una coppia col botto

ROMA, 6 DICEMBREQuando unisci sullo stesso canale, al varietà più seguito d’Italia, due showman del calibro di Fiorello e Benigni non puoi fare altro che il botto. Questo è accaduto ieri sera su Rai Uno a “Il più grande spettacolo dopo il week end” che ha registrato un record assoluto di ascolti. La puntata è stata vista da tredici milioni 401 mila spettatori con il 50.23 per di share.

“Non c’è più , Non c’è più”: lo ripete come un mantra Roberto Benigni. Fiorello non riesce a trattenerlo: è il momento clou della quarta e ultima puntata, il mega programma dello showman siciliano. Non c’è più Berlusconi, ovviamente. E subito Benigni entra in argomento: “Le più belle dimissioni degli ultimi centocinquanta anni» e si complimenta con Fiorello, ma il bersaglio è sempre lui, Silvio: “Mi è piaciuto il tuo sketch dei presidenti stranieri. Ma forse l’aveva inventato qualcun altro”. Pizzica il direttore di rete Mauro Mazza: “Daje con Berlusconi, daje continua a dirmi. Ora” e passa poi a parlare di Monti e di crisi. “La Roma ieri ha giocato in otto, sono i tagli di Monti” e “ci hanno sorteggiato agli Europei con Irlanda e Spagna, mancava solo la Grecia, al fischio di inizio saremo tutti rovinati”.

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Negli sketch di Benigni, Silvio ritorna sempre: “Monti da Vespa dopo di me? Il suo destino è venire sempre dopo un comico”. In questi 18 anni? “Ci siamo divertiti”. Tra Monti e Berlusconi che differenza c’è?: “Quando Monti dice ce la faremo, sappiamo che si riferisce all’Italia. Monti è ricco di suo, Berlusconi è ricco di nostro”. Ed ecco una stoccata a Bossi: “Quando uno ha una sola idea, la ripete tutta la vita. E quell’altro leghista che ha detto che la Padania esiste perché c’è il Grana padano? Sarebbe come dire che esiste la Spagna per il pan di Spagna”. Ma Silvio è sempre al centro dei pensieri del comico toscano: “Non parla più nessuno del nostro Berlusconi. Silvio, ti voglio bene. Io ti sarò sempre fedele, nei secoli, come i carabinieri. Io e i carabinieri ti saremo sempre vicini”. E ancora: “Quando Silvio aveva da fare tutto il giorno in Parlamento, aveva tante donne e io mi dicevo “Come fa?”. Ora che è libero tutto il giorno… Silvio ti fa male, ci si può morire”.

E ancora la vita del politico di Arcore diventa una favola, un «C’era una volta un Cavaliere con tanti cavalli e stalle e stallieri e tanti castelli e tante principesse, tutte sul pisello». Poi Benigni regala una chicca dei suoi anni 70, l’alquanto liberatorio «Inno del corpo sciolto». Quindi il premio Oscar ricorda Pertini e si fa serio: «I giovani non hanno bisogno di sermoni, ma di esempi», saluta anche lo scomparso Paz, il grandissimo fumettista Andrea Pazienza e lo cita: «Non bisogna mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa». E poi se ne va.

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Eleonora Braghiroli

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