La Cineteca di Bologna si sdoppia: Fondazione Cineteca e Biblioteca Renzo Renzi

BOLOGNA, 15 NOVEMBRE – Proponiamo che la Biblioteca “Renzo Renzi” e i servizi pubblici ad essa connessi rimangano a gestione pubblica Comunale. I dipendenti della Cineteca che hanno espresso dubbi e contrarietà al passaggio da una forma pubblica ad una forma privata del loro contratto di lavoro, sono per la maggior parte in forza alla Biblioteca ed hanno tutti professionalità tipicamente archivistiche e bibliotecarie specifiche ed attinenti al settore cinematografico; queste professionalità andrebbero inevitabilmente disperse se questi dipendenti fossero ricollocati in altri settori del Comune.

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La Cineteca ha svolto finora molteplici attività e ha gestito diverse situazioni. A grandi linee possiamo dire che la Cineteca è composta da : una Biblioteca che contiene e gestisce, escluso l’Archivio Pellicole, tutti gli altri archivi: libri, riviste, videoteca, grafica, fotografia, arch. sonoro, fondi vari non filmici (Pasolini, Blasetti, et altri), con 16 dipendenti (su 38 dell’intera cineteca).

Gli altri 22 dipendenti sono posizionati come segue: 1 alla film-commission, 1 al cinema lumiere, 2 all’editoria, 1 al restauro, 3 all’archivio pellicole, 1 alla didattica, 1 al cinema ritrovato, 1 al personale, 1 sin egreteria, 2 ai progetti speciali e assistenza al direttore, 1 alle relazioni esterne, 3 in guardiania, 1 ai progetti “fronte del pubblico” e “schermi e lavagne”, 2 all’ufficio stampa, 1 agli affari generali.

La maggioranza dei dipendenti della Biblioteca “Renzo Renzi” (14 su 16) sono contrari al passaggio sotto l’ente semi-pubblico Fondazione Cineteca, per diverse ragioni: Già da tempo (2002) si auspicava di “separare” l’autonomia della Biblioteca dalla Cineteca stessa in quanto la Cineteca nelle sua altre molteplici attività assumeva sempre più i caratteri di un ente proiettato su attività non di conservazione, e nel tempo queste attività, com’è poi stato, avrebbero assorbito la maggior parte dei finanziamenti mentre la Biblioteca sarebbe rimasta sempre più povera (vedersi i dati di spesa per la biblioteca e per il resto). Mentre le attività di editoria, progetti speciali, restauro, festival e rassegne sono giustamente valorizzabili anche e non solo nella sfera pubblica (mercato e sfera privata) e nel tempo si sono spinte anche fuori dall’ambito locale, la Biblioteca e i suoi archivi sono valorizzabili prima di tutto in quanto beni Pubblici del Comune di Bologna.

Infatti la Biblioteca R.Renzi (come tutte le biblioteche) ha un carattere, una mission, un patrimonio, indiscutibilmente PUBBLICI.

Negli ultimi anni da parte della Cineteca vi è stato una non-valorizzazione per non dire abbandono dei beni in capo alla Biblioteca: giacimenti di riviste e libri di vario genere abbandonati nei magazzini di via Larga, nell’acquisto di materiali correnti (libri e riviste) si è lasciata perdere la parte antiquaria e di ricerca, le sezioni grafica e fumetto abbandonate a se stesse, nonostante l’impegno del responsabile della Biblioteca e dei dipendenti, proprio mentre non si fa che parlare del cinema come di una dialettica di linguaggi eterogenei.

Tale diversità di trattamento verso la Biblioteca è evidente anche se si considera il trattamento del personale fin qui avvenuto: nessuna copertura del turn-over per pensionamenti, assunzioni e decadimenti dei contratti precari senza considerare effettivamente i progetti in cui erano impegnati, nessun impegno serio per aumentare il numero di utenti in Biblioteca: vi erano progetti tesi ad allargare l’utenza in biblioteca (oltre alla storica utenza di studenti DAMS) che non sono stati presi in considerazione, e quelli che si sono avviati a fatica (scuole, fumetto, didattica) sono decaduti. Non ultimo le dotazioni economiche della biblioteca sono sempre più ridotte, le sue sale affittate per ragranellare qualche soldo, mentre per attività quali mostre e manifestazioni i soldi non sono mai mancati.

Questa proposta alternativa toglierebbe subito dall’evidente “ricatto” : fondazione si, fondazione no, 16 dipendenti su 38. Considerando che l’organico della Biblioteca è stato fortemente ridotto rispetto al bisogno, e che, se venisse dato modo a tutti i dipendenti di Cineteca di scegliere tra la biblioteca pubblica e la Fondazione, allora le questioni sul personale potrebbero essere risolte senza mettere gli uni contro gli altri. Infine, la preoccupazione cittadina di vedere una Ist. Pubblica privatizzarsi sarebbe di molto attenuata.

Ha poca credibilità la posizione espressa del Direttore quando sostiene (lo ha fatto più volte) che la Biblioteca è “storicamente” parte integrante della Cineteca e che deve condividerne il destino, ovvero tutto il “pacchetto cineteca” deve transitare in Fondazione.

Nella proposta che facciamo, appunto per mantenere le sinergie e i legami, potrebbe esserci il modo, tramite una semplice convenzione, per garantire alla costituenda Fondazione Cineteca l’uso “previlegiato” e storico della Biblioteca, dei suoi servizi, dei suoi beni e dei diritti ad essi connessi, delle sue sale, del suo appoggio logistico nei festival e rassegne.

Chiediamo all’assessore Ronchi e al Direttore, ai Consiglieri comunali, di considerare, anche in termini economici, il vantaggio di questa proposta : la Fondazione non dovrebbe gestire il patrimonio immobiliare che ospita la Biblioteca e il suo patrimonio di beni culturali e i nuovi soci fondatori (sempre che si vogliano altri soci) sarebbero maggiormente interessati in quanto molto minore potrebbe essere la quota di entrata.

Ci sfugge perchè questa proposta alternativa e coerente non sia stata finora fatta e come non possa essere presa in considerazione dalla Amministrazione Comunale.

Così com’è stato formulato, il passaggio Cineteca → Fondazione, origina molti dubbi anche ai dipendenti delle altre Biblioteche Comunali, che vedono ciò come un tentativo di “privatizzare” poi anche loro.

Chiediamo un confronto (audizione consiliare) su questa proposta. Vogliamo però risposte competenti.

Procedere come si sta facendo senza ascoltare i diretti interessati, anzi di fatto obbligandoli ad una scelta tra un “salto nel buio” e una ricollocazione ignota non è una scelta di politica culturale bensì una modalità che alla lunga farà diminuire i consensi a questa Amministrazione e all’ Assessore stesso, e pensiamo che l’unilateralità di questa decisione sia una “zappa sui piedi” all’ intera Giunta.

Ufficio stampo Sala Doc

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