Coprifuoco in via Petroni: La rivolta dei commercianti

Coprifuoco in via Petroni: La rivolta dei commercianti

Virginio Merola - Bologna

BOLOGNA, 07 NOVEMBRE – I commercianti di via Petroni, cuore del centro universitario bolognese, sono pronti a “combattere” duramente contro le nuove normative che il comune di Bologna ha intrapreso contro gli eccessi della movida. Ma i commercianti non solo non l’hanno presa bene, ma hanno fatto proposte e ora sono “infuriati” perché il Comune non sembra ascoltarli. Ma ripassiamo le tappe di questa rivolta incombente.

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IL CASO -  Lo scorso 4 novembre, il sindaco Virgilio Merola, ha proposto ai commercianti del centro storico bolognese una chiusura anticipata: chiusura alle 18 per gli alimentari, alle 20 per i negozi di artigianato alimentare (sostanzialmente, i “kebabbari”) e alle 23 per i pubblici esercizi, bar e pub. Un vero e proprio coprifuoco che “blocchi” il flusso di giovani che da decenni animano il centro della cittadina universitaria più importante nel panorama italiano e che ormai non va più a genio ai

LA PROPOSTA – I commercianti non ci stanno e, pur di non chiudere così presto sono pronti a tutti. Il 5 novembre, alcune attività associate alla Confesercenti – tra cui il “Caffettino”, il “Cafe’ de Paris” e una gelateria – consegnano una controproposta al sindaco di Bologna: “Proprio perche’ si rendono conto che hanno bisogno di questi orari, altrimenti si chiude- spiega Loreno Rossi di Confesercenti- sono disponibili a farsi carico della situazione e gestire i buttafuori in maniera coordinata, in modo da svolgere il loro compito al di la’ della singola attivita’, anche se il controllo del territorio non sarebbe compito loro ma delle forze dell’ordine”. Dopodiche’, ribadisce Rossi, “l’amministrazione comunale dovrebbe intervenire solo sulle attivita’ che creano

LA RIVOLTA SI SCATENA – L’amministrazione comunale, non sembra aver accettato la controproposta e a partire da metà ottobre dovrebbe dar il via libera al nuovo orario. Così scatta la rabbia dei commercianti e la rivolta si tramuta in battaglia legale. I gestori del “Caffettino” hanno contattato i propri avvocati per ricorrere al Tar contro l’ordinanza anti-degrado e sono pronti alla protesta collettiva in Comune, insieme anche ai gestori del “Gelatino”, all’angolo con San Vitale. Giacomo Battello, titolare del pub “Il Caffettino”, che per ora chiude in deroga alle 3, sul ricorso al Tar afferma: “C’è la possibilità di vincerlo, perché a gennaio entrerà in vigore la liberalizzazione degli orari” e rispetto allo striscione dei residenti “Dormire è un diritto, impedirlo è un sopruso”, afferma: “Anche lavorare è un diritto. Faremo uno striscione anche noi”. Non sono da meno le critiche e le proposte provenienti dai commercianti stranieri del centro di Bologna che minacciano di andare a dormire in Comune se l’amministrazione non cambia posizione e accusano la stessa di mandare sul lastrico intere famiglie.

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Federica Palmisano

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