Claudio Scajola indagato. L’accusa è finanziamento illecito ai partiti

Claudio Scajola indagato. L’accusa è finanziamento illecito ai partiti

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ROMA, 31 AGOSTO – La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sull’ex ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, in merito alla compravendita dell’abitazione di via del Fagutale 2, vista Colosseo. L’acquisto della casa da parte dell’ex sindaco di Imperia, secondo gli inquirenti, è stato finanziato attraverso soldi riconducibili alla “cricca” dell’imprenditore Diego Anemone, già indagato dalla Procura di Perugia per associazione a delinquere.

In seguito alle verifiche operate dal Ros dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza riaprono, dunque, le indagini sul presunto giro di appalti illeciti che già un anno e mezzo fa vide protagonisti Anemone e Scajola, e che mossero quest’ultimo a dimettersi dalla carica di Ministro e ad abbandonare l’abitazione in seguito all’accusa della Procura umbra. All’epoca l’ex Pdl affermò di aver acquistato la casa con un mutuo da 610 mila euro consegnato il giorno del rogito, e di non essere al corrente dei 900 mila euro suddivisi in 80 assegni circolari in nero da 12.500 euro ciascuno versati da Anemone per l’acquisto dell’abitazione romana. Decisiva la testimonianza delle sorelle Papa, proprietarie dell’immobile, che affermano di aver ricevuto, per la vendita del mezzanino, un milione e 700 mila euro. La Procura di Perugia concluse le indagini lo scorso 5 Maggio, rinviando a giudizio circa 19 persone tra cui spiccano i nomi di Anemone e Bertolaso (ex capo della protezione civile). Gli atti dell’indagine riguardanti Scajola, invece, venivano in quei giorni trasferiti per competenza territoriale alla Procura di Roma, che nelle scorse settimane ha accusato l’ex Ministro di finanziamento illecito ai partiti, ipotizzando il suo coinvolgimento nel giro di corruzione legato ad Anemone e soci.

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Sono sereno – afferma Scajola – sarà chiarita la mia estraneità. Apprendo che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo su una vicenda per la quale la Procura di Perugia, dopo un anno e mezzo di indagini, non ha ritenuto di dovermi indagare. Attendo, comunque, con la stessa serenità e la medesima riservatezza che hanno sinora contraddistinto il mio comportamento, che i magistrati romani portino a termine il loro lavoro, nella convinzione che verrà certamente chiarita la mia estraneità ai fatti”.

La legge sul finanziamento illecito, risalente al 1980, prevede la possibilità di condannare un pubblico ufficiale che accetti denaro anche se non si riesca a provare che questi, in cambio, abbia corrisposto favori. Restano quindi avvolte nel mistero le motivazioni che hanno indotto Anemone a versare i 900 mila euro per l’abitazione con vista Colosseo.

Luciano Cangianiello

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