Melania Rea, l’alibi di Parolisi

Melania Rea, l’alibi di Parolisi

TERAMO, 4 AGOSTO – La magistratura teramana, dopo quella ascolana, ritiene il caporal maggiore dell’esercito responsabile dell’omicidio della moglie, Melania Rea, emettendo un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Il Gip di Teramo, Giovanni Cirino, ha accolto la richiesta della Procura di Teramo che chiedeva l’arresto del Parolisi per omicidio aggravato dal grado di parentela e dalla crudeltà e concorso in vilipendio di cadavere.

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L’alibi costruito dal militare è assolutamente falso, secondo il Gip di Teramo: “il caporalmaggiore – secondo indiscrezioni sull’ordinanza – avrebbe sbagliato dal primo momento volendo far credere di cercare la moglie scomparsa. Ha messo su un alibi non credibile: a Colle San Marco non c’era mai stato con Melania e l’ha cercata troppo tardi, se è vero che il suo telefonino era spento mentre la moglie scompariva”. Per quanto riguarda, invece, la deturpazione del cadavere della giovane mamma, sempre secondo il Gip, si tratterebbe di “un macabro e goffo tentativo per far pensare a un’altra mano”.

Inoltre, il provvedimento del Gip di Teramo sarebbe più pesante e corroborato da considerazioni, anche confermando su tutta la linea la tesi accusatoria, con l’accoglimento del capo di imputazione così come riformulato rispetto a quello del pool di Pm di Ascoli Piceno: omicidio volontario pluriaggravato (dal grado di parentela, dalla crudeltà e dalla minorata difesa) e concorso nel vilipendio del cadavere. Poi si evidenzia che Salvatore Parolisi ha il telefonino spento e lo riaccende poco dopo il suo arrivo a Colle San Marco e un minuto dopo chiama sul cellulare la moglie, che a quel punto è già morta, come ha accertato l’autopsia. E il  buco di un’ora nella vita di Parolisi durante i giorni di ricerche della moglie, tra la scomparsa del 18 aprile e il ritrovamento del cadavere, due giorni dopo, tra le telefonate alla sua amante Ludovica non andate a buon fine, sarebbe stato utilizzato dallo stesso militare proprio per organizzare la messinscena della siringa e dei colpi post-mortem.

Federica Palmisano

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