Caso Rea, movente non passionale. Il segreto di Melania

Caso Rea, movente non passionale. Il segreto di Melania

TERAMO, 2 AGOSTO – Il Gip Giovanni Cirillo non ha alcun dubbio: «il movente dell’omicidio di Melania Rea non sarebbe di tipo passionale. Salvatore Parolisi avrebbe trucidato la moglie nel bosco del Casermette il 20 aprile scorso, in quanto la 29enne di Somma Vesuviana custodiva un segreto inconfessabile su alcuni fatti avvenuti tra le mura della caserma Clementi di Ascoli Piceno».

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Una ricostruzione dei fatti parzialmente differente rispetto a quelle effettuate dalle procure di Ascoli e Teramo, tale da aprire nuovi scenari investigativi.

Cirillo infatti avrebbe ordinato nuovi accertamenti sui tabulati telefonici e sul cellulare di Melania. All’interno dei tabulati telefonici – secondo il Gip – sarebbero contenuti tutti gli elementi che avrebbero scatenato la furia omicida del caporalmaggiore addestratore di reclute femminili. Qualcosa che Melania conosceva molto bene e che minacciava di rivelare alle forze dell’ordine.

Intanto il difensore della famiglia di Melania ha seccamente smentito la difesa di Parolisi per la quale sul cadavere della donna sarebbe stato trovato un capello di donna non appartenente alla vittima.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=MrY40jeGqfc[/youtube]

Redazione

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One Response to "Caso Rea, movente non passionale. Il segreto di Melania"

  1. Sergio  2011/08/02 at 23:46

    Insomma, qualunque sia il movente verosimile od i moventi più probabili, passionale per Ludovica e/o paura che Melania rivelasse un segreto importante, compromettente Salvatore e la caserma, l’elemento basilare e portante della seconda ordinanza di arresto e detenzione cautelare in carcere di Salvatore, emesso dal GIP di Teramo, poggia sulla responsabilità materiale esclusiva del marito nell’uccisione della moglie, con la possibile eventuale complicità di qualcuno/a solo nella fasse di oltraggio e deturpazione del suo cadavere (vilipendio). Per la verità, la motivazione dell’ordine di custodia è fondata su molte prove, per cui il Parolisi risulta davvero spacciato, e se non comincia parlare, ed a dire tutta la verità, qualunque essa, sarà condannato inevitabilmente all’ergastolo. spero che il caporalmaggiore, se non i suoi legali che tanto non rischiano di persona, se ne renda conto, e “canti” nel proprio interesse, se vuol evitare di farsi almeno trent’anni in galera, ed uscire quasi vecchio a sessanta, per cui gli conviene rispondere alla Giustizia senza tentennamenti di sorta.

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