Sarah Scazzi: Il cerchio si chiude

Sarah Scazzi: Il cerchio si chiude

TARANTO, 1 AGOSTO – Sono state depositate le richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura di Taranto. Coinvolte a vario titolo oltre 13 persone.

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La vicenda. E’ passato quasi un anno da quando i Media hanno iniziato a occuparsi di Sarah Scazzi. La sua storia ha appassionato l’Italia come pochi altri casi. La ragazzina, 15 anni appena, scompare all’improvviso da Avetrana mentre si sta recando a casa della cugina, con la quale sarebbe dovuta andare al mare. Era il 26 agosto scorso. Iniziano le ricerche. Gli appelli in tv. Scopriamo chi è Sarah. Una giovane donna che inizia a salire i gradini dell’adolescenza, quella fase della vita in cui il mondo dei bambini e quello degli adulti iniziano a fondersi. Ricca di novità e d’insidie. La lente degli inquirenti si focalizza sul microcosmo della quindicenne, le frequentazioni, gli amori, i suoi sogni. Viene letto il diario della ragazza e si pensa ad una fuga. Sarah però non torna e gli indizi sono troppo pochi e troppo poco convincenti perché si possa iniziare a puntare seriamente il dito contro qualcuno.

La svolta. E’ il 26 Settembre quando lo zio della giovane, Michele Misseri, il cui nome comparirà sempre più spesso nel corso della lunga indagine, avvisa i carabinieri di aver ritrovato, nelle sue campagne, il cellulare di Sarah, parzialmente bruciato. Come sia finito lì lui non lo sa. Le indagini continuano, ma quello strano ritrovamento fa insospettire carabinieri e pm. Zio Michele è messo sotto torchio, gli si chiede di chiarire tutti gli avvenimenti dal giorno della scomparsa. Il gioco si fa duro e l’uomo non regge più. Il 6 ottobre, durante un interrogatorio in carcere, confessa l’omicidio. Movente: il rifiuto delle avances da parte della nipote. All’interno di un pozzo, nelle campagne di Misseri, viene ritrovato il corpo senza vita della giovane.

Il caos. Da questo momento in poi, la vicenda assume toni surreali. Misseri in un primo momento si addossa ogni responsabilità. E’ lui il mostro. Passano pochi giorni tuttavia e le carte vengono mischiate. Michele cambia idea e chiama in causa sua figlia, Sabrina. La accusa di aver tenuto ferma Sarah mentre lui la strangolava. Per lei si aprono le porte del carcere. Pentitosi di quanto dichiarato in precedenza, il giorno della vigilia di Natale ritratta tutto, e nella prima delle tante lettere che in seguito scriverà, afferma di aver compiuto tutto da solo. Tra un’epistola e l’altra, a suon di sconfessioni, si arriva al 26 maggio, e anche Cosima Serrano, moglie di Misseri e madre di Sabrina, fa il suo ingresso nelle patrie galere. L’accusa è pesantissima: concorso in omicidio e sequestro di persona insieme con la figlia. Pochi giorni dopo Michele è scarcerato su richiesta della procura.

Il rinvio a giudizio. Dopo undici mesi dall’inizio della vicenda sono infine state depositate ieri al Tribunale di Taranto, le richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura, che coinvolgono ben 13 persone, tra cui quattro avvocati, i cui comportamenti avrebbero ostacolato il regolare corso della giustizia. La teoria dell’accusa è che a commettere l’omicidio sia stata Sabrina, con il contributo della madre, probabilmente per motivi di gelosia. Michele Misseri avrebbe scoperto dell’omicidio solamente in seguito, quando le due donne gli avrebbero chiesto di far sparire il cadavere. Cosa che fece, secondo l’accusa, ma non da solo. Nell’occultamento, infatti, sarebbero coinvolti anche il Fratello di Misseri, Carmine e il nipote Cosimino.   Le principali accusate risultano quindi essere Cosima Serrano e Sabrina Misseri. I pm Pietro Argentino e Mariano Buccoliero ritengono che debbano rispondere dell’accusa di omicidio, sequestro di persona e soppressione di cadavere.

Stefano Chessa

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