Caso Melania Rea, probabili manette per Parolisi

Caso Melania Rea, probabili manette per Parolisi

ASCOLI PICENO, 15 LUGLIO – Rischia di finire in carcere Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la donna uccisa nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella. Il militare era già stato sospeso dal suo incarico e ora il gip Carlo Calvaresi potrebbe ordinarne l’arresto, a causa delle nuove prove ottenute dalla ricostruzione degli eventi dell’aggressione.

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Mercoledì 13 Luglio è stato deposistato, inoltre, il referto dell’autopsia eseguita sul corpo della vittima, elemento che potrebbe aver contribuito in maniera determinante all’ improvvisa accelerazione delle indagini.

Gli elementi rinvenuti dagli specialisti sembrano infatti essere incongruenti con quanto raccontato da Parolisi, soprattutto per quanto riguarda il luogo della scomparsa della Rea, che risulterebbe essere diametralmente opposto a quello indicato in precedenza.

Il fratello della vittima, Michele Rea, non rivela astiosità contro Parolisi, ma afferma che i punti oscuri della vicena sono troppi per poter abbandonare ogni sospetto, e benchè affermi il suo stupore per il coinvolgimento del marito della figlia, ora è più che mai deciso a scoprire la verità su quanto accaduto.

Paolo Rebellato

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One Response to "Caso Melania Rea, probabili manette per Parolisi"

  1. Sospetto  2011/07/15 at 23:29

    Ci sono prove indiziarie schiaccianti contro Salvatore, ed era chiaro fin dall’inizio, ma solo che in Italia ci sono innocentisti a priori, anche contro l’evidenza dei fatti, come in questo caso, che sono disposti ad inventarsi persino i mostri, pur di non ammettere e riconoscere la verità più elementare: una tristissima storia coniugale, finita in modo violento nel sangue! Gl’inquirenti anzi sono stati fin troppo rispettosi con il Parolisi, ed a torto, perché il caro ragazzo ha continuato, finché l’ha potuto impunemente, ad inquinare le prove. A Salvatore, nei confronti del quale, anch’io che sono colpevolista da sempre, chiedo comunque il rispetto per la sua persona, anche se lo ritengo un uxoricida, quello stesso rispetto per la dignità umana di ognuno/a, che lui però non ha avuto per la moglie. Un volta che sarà arrestato, perché pare davvero inevitabile, dati i moltissimi elementi di prova contro di lui, gli consiglio di fare una cosa sola: confessare il delitto, spiegare per filo e per segno tutto quanto è successo quel maledetto primo pomeriggio del 18 aprile, intorno alle 14,30 nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella del Tronto, e non a Colle San Marco, e lo dico anche nel suo interesse difensivo. Confessare e liberarsi la coscienza da una così grave colpa, non può che fargli bene, toglierebbe dall’angoscia i familiari di Melania, che potrebbero anche apprezzare un gesto simile di coraggio, accompaganato nel contempo da una richiesta sincera di perdono. Si attutirebbe la gogna mediatica nei suoi riguardi, lamentata dai suoi difensori legali, perché gl’italiani non sono giustizialisti per principio, ma non amano certo coloro che mentono, sapendo di mentire, specie quando le loro menzogne sono insostenibili per l’evidenza contraria. Otterrebbe anche una maggiore clemenza sia nel giudizio dell’opinione pubblica, che non si sentirebbe più presa in giro, e potrebbe contare anche in una benevolenza giudiziaria della Corte di Assise al momento della sentenza.

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