Riccardo Bianchi non era fatto. Caccia aperta ai complici del duplice omicidio

Riccardo Bianchi non era fatto. Caccia aperta ai complici del duplice omicidio

MILANO, 29 GIU.Riccardo Bianchi aveva bevuto molto, ma non era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti la notte in cui uccise Ilaria e Gianluca Palummieri. Lo ha rivelato agli inquirenti il 21 enne reo confesso del duplice omicidio avvenuto a Milano la notte tra mercoledì e giovedì scorso. In attesa dei risultati delle analisi tossicologiche gli investigatori cercano di far luce sul movente di questo massacro. Le indagini sono concentrate anche sull’arma del delitto. Sembra sparito il coltello con cui Bianchi colpì Gianluca, nessun riscontro per ora dalle perquisizioni nelle abitazioni dei giovani. I vuoti nella ricostruzione della vicenda portano a ritenere possibile la presenza di complici sui luoghi del delitto, in particolare si cercano tracce di dna nell’abitazione di Ilaria.

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Molti interrogativi sulla vicenda nascono dalla versione dei fatti rilasciata nel corso degli interrogatori dal 21enne, versione dettagliata nella parte in cui descrive il soffocamento della ex fidanzata, piena di vuoti e amnesie quando si tratta di ricostruire le fasi dell’omicidio di Gianluca. “Improvvisamente ho visto che ero in strada – avrebbe riferito Bianchi agli investigatori – mi sono reso conto di avere un coltello in mano e il mio amico era a terra morto, non so spiegarmi perché l’ho fatto, volevo bene a Gianluca, altrimenti non avrei organizzato le serate con lui”. Elementi utili alle indagini potrebbero arrivare anche dai prossimi esami sui tabulati telefonici relativi alle utenze dei ragazzi. L’esame autoptico sui corpi delle vittime è previsto per venerdì.

Cristina Reggini

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