Tutta la verità sulla Zanzara Tigre grazie a un satellite

Tutta la verità sulla Zanzara Tigre grazie a un satellite

TRENTO, 27 GIUGNO – E finalmente vengono “spiate” anche loro, le fastidiosissime zanzare tigre, molto più tremende e moleste della comunissima zanzara notturna che ti ronza nell’orecchio durante le afose notti italiane. La zanzara tigre è ancora più fastidiosa perché ti attacca quando meno te lo aspetti, nel momento in cui non ci pensi: di giorno, al parco, al mercato mentre fai la spesa, in negozio, ovunque insomma.

E’ a partire dagli anni Novanta che la l’Aedes albopictus, comunemente ribattezzata zanzara tigre per via delle sue striature sul corpo, si è diffusa in Europa provenendo dalle zone tropicali e subtropicali.

E allora, in Trentino, un gruppo di ricercatori dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige – Markus Neteler, David Roiz, Cristina Castellani, Annapaola Rizzoli, Daniele Arnoldi -  ha pensato bene di “spiarle” per capire dove si annidano e come si muovono tra noi comuni mortali.

Il tutto attraverso un satellite che rileva la temperatura del suolo delle seguenti zone: valle dell’Adige, la valle dei Laghi, la zona del lago d’Idro e la Valsugana meridionale. Queste sono risultate le aeree climatiche più favorevoli alla proliferazione dell’insetto dannoso. Attraverso questo metodo, i ricercatori hanno dato vita ad una sofisticata metodologia di analisi realizzando una mappa della distribuzione della zanzara sul territorio della regione, mappa che potrà tornare utile, per esempio, alle amministrazioni locali nell’ambito delle azioni di monitoraggio, controllo e prevenzione dell’avanzata dell’insetto “bianconero”. Inoltre, la zanzara tigre ha un limitato raggio d’azione (meno di 200 metri) e quindi i luoghi di deposizione delle uova sono vicini a dove si osservano le zanzare. Prelibatezza per il nido delle uova delle zanzare tigre sono tutti i luoghi dove è presente dell’acqua: vasi, sottovasi, fognature otturate, grondaie e recipienti di scarto.

”Il metodo ha riguardato la zanzara tigre” – spiegano i ricercatori del Centro ricerca e innovazione – ”ma e’ applicabile anche per studiare altri insetti pericolosi per l’uomo come le zecche, basta conoscere i parametri climatici che ne regolano le esigenze ecologiche”.

Federica Palmisano

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