Riccardo Seppia sieropositivo dal 2003: si curava presso il Galliera, ospedale della Curia Genovese

Riccardo Seppia sieropositivo dal 2003: si curava presso il Galliera, ospedale della Curia Genovese

GENOVA, 15, GIUGNORiccardo Seppia, ex  parrocco della Chiesa di Santo Spirito a Sestri, in carcere dal 13 maggio scorso per droga e prostituzione minorile, sapeva di essere positivo al virus dell’HIV dal 2003, da allora era in cura presso l’Ospedale Galliera, di proprietà della Curia genovese. Il particolare sarebbe emerso il 21 maggio scorso, durante un interrogatorio condotto dal pubblico ministero Stefano Puppo. Seppia, che aveva rivelato di aver contratto il virus dell’Hiv prima di essere incarcerato, durante il confronto del 21 maggio riferisce al pm di aver saputo della propria sieropositività nel 2003 e di essere stato seguito per 8 anni dal personale del reparto di malattie infettive del Galliera, dal 2006 Seppia sarebbe stato sottoposto a una terapia particolare.

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Il fatto che l’ex parroco abbia condotto una vita sessuale promiscua, nonostante sapesse della positività all’HIV, lo espone al rischio di essere accusato anche di lesioni colpose o tentato omicidio, qualora venisse provato che ha avuto rapporti sessuali non protetti con persone che non sapevano della malattia, e che dopo un eventuale contagio lo denuncino. Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, nega di aver avuto rapporti sessuali non protetti, eccetto il caso in cui anche il partner fosse sieropositivo.

Al di là dei risvolti giuridici e investigativi legati alla condizione di salute di Riccardo Seppia, qualche interrogativo lo pone il fatto che il parroco fosse in cura presso un ente ospedaliero che ha come presidente l’arcivescovo pro tempore di Genova, oggi il cardinale Angelo Bagnasco e nel cui Cda a fianco del presidente siede il priore della Fondazione Magistrato di Misericordia (ente religioso sempre presieduto dal Cardinale Angelo Bagnasco). La domanda è una sola: poteva la Chiesa in quegli otto anni in cui Seppia è stato curato dai medici del Galliera, non aver saputo della malattia del parroco e sospettato che dietro quella sieropositività ci fosse una persona dalla vita privata incompatibile con il sacerdozio?

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Cristina Reggini

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