E.Coli: i germogli di soia sono innocenti

E.Coli: i germogli di soia sono innocenti

BOLOGNA, 9 GIU. Le analisi dei primi 23 campioni dei germogli di soia non hanno riscontrato la presenza del batterio E.Coli. Se nei giorni precedenti sembrava ormai scoperta l’origine dell’epidemia, le autorità sanitarie tedesche devono, per l’ennesima volta, ripartire da zero.

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La variante 104.H4 continua nel frattempo a far parlare di sé con un clamore mediatico che non accenna a scemare. La fobia del batterio killer ha causato innanzitutto gravi danni al settore ortofrutticolo europeo. Dalla Spagna, incriminata erroneamente per i cetrioli, alla Germania (la fattoria della Bassa Sassonia) le aziende del settore richiedono supporto finanziario dalla Comunione europea: secondo la Confederazione italiana agricoltori  le perdite ammonterebbero a 150 milioni di euro. I consumi di frutta e verdura sono drasticamente calati da quando, il mese scorso, il batterio fece la sua prima apparizione: solo in Italia si stima una contrazione delle vendite intorno al 20% con picchi tre o quattro volte superiori nel caso di determinati prodotti (cetrioli).

L’epidemia, che secondo l’ultimo bollettino dell’Ecdc (European center for desease prevention) è responsabile della morte di 25 persone e del contagio di altrettante 2300, avrebbe raggiunto anche il Canada: la notizia del paziente colpito da E.Coli è stata riferita dal responsabile sanitario dell’Ontario.

Gianluca Francesco Pisutu

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