Divorzio all’italiana: Michele Santoro lascia la Rai

Divorzio all’italiana: Michele Santoro lascia la Rai

ROMA, 8 GIUGNOA pochi giorni dalla dichiarazione del Premier, secondo il quale il giornalista e la trasmissione da lui condotta sarebbero tra i responsabili della recente sconfitta politica alle amministrative, è arrivata la conferma delle tante voci che si rincorrevano ultimamente sulle pagine dei giornali.

La separazione è stata consensuale, ha fatto sapere in una nota Viale Mazzini. Le due parti infatti «hanno convenuto di risolvere il rapporto di lavoro, riservandosi di valutare in futuro altre e diverse forme di collaborazione» e «hanno inteso definire transattivamente il complesso contenzioso – da troppo tempo pendente- altrimenti demandato alla sede giudiziaria. Si è ritenuto infatti di far cessare gli effetti della sentenza del Tribunale di Roma, confermate in appello, in materia di modalità di impiego di Michele Santoro, recuperando così la piena reciproca autonomia decisionale». Il riferimento è alla sentenza che la Corte di Cassazione avrebbe dovuto pronunciare mercoledì, stabilendo i termini della presenza del giornalista in Rai.

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Dopo la conferma ufficiale avvenuta in mattinata del mancato inserimento di Annozero nel palinsesto autunnale di Raidue, la notizia della cessazione del contratto con buonuscita e le indiscrezioni di un passaggio di Santoro a La7. Quest’ultima notizia non è stata ancora confermata, ma sembra quanto mai probabile date le recenti dichiarazioni di Enrico Mentana, direttore del Tg La7, che conferma lo svolgimento in passato di trattative tra il giornalista salernitano e la rete di Telecom. Del resto non stupirebbe che La7 voglia accaparrarsi un professionista del calibro di Santoro, che con sé porterebbe un ricco bottino in termini di telespettatori. Così la Rai perde uno dei giornalisti più seguiti dal pubblico (Annozero raggiunge in media il 20 % dello share su una rete che generalmente arriva all’8%) nonché, certo, uno dei paladini dell’antiberlusconismo e della libertà di stampa.

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Beatrice Occhini

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