L’ombra del calcioscommesse sulla Serie A. Cristiano Doni capro espiatorio

L’ombra del calcioscommesse sulla Serie A. Cristiano Doni capro espiatorio

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CREMONA, 7 giugno 2011 – Le chiamano scommesse, termine che evoca scenari di rischio, di azzardo, l’umano tentativo di esorcizzare la componente di imprevedibilità della vita riconducendola a vaticinii più o meno razionali, più o meno azzeccati.

Ma il filone d’inchiesta partito da Cremona e che ha investito come un tornado il già malconcio pianeta calcistico nostrano, sembra raccontare ben altro.

A partire dalle tragicomiche avventure di un portiere di provincia, tal Paoloni, atleta modesto, broker improvvisato d’affari poco chiari, o forse talmente chiari da suscitare sgomento e raccapriccio in ogni buon calciofilo, che si picca di assistere, oggi come ieri, a tenzoni sportive dall’esito imprevedibile, per questo tanto avvincenti, per questo anto irresistibili, sempre fedeli al motto “La palla è rotonda”.

Scommessa, azzardo, imprevedibilità, niente di tutto questo. Secondo la Procura di Cremona, le domeniche, i sabati e perchè no, occasionali mercoledì dell’italica pedata sarebbero stati ridotti a fiction: sceneggiate, dirette ed interpretate da atleti od ex atleti motivati dal sempreverde miraggio del guadagno facile, sullo sfondo, i mille tentacoli del crimine organizzato.

Il nome nuovo è quello di Mario Pirani, professione dentista, l’hobby della scomessa a colpo sicuro; interrogato dal Gip Salvini, l’uomo avrebbe gettato l’ombra del sospetto su 5 compagini di serie A: Fiorentina, Bologna, Lecce, Cagliari, Roma. Non solo serie B, dunque, non solo calcio di seconda o terza fascia nel mirino degli inquirenti.

Molta carne al fuoco per gli inquirenti, dunque, di testimonianze da vagliare, intercettazioni telefoniche da decifrare. E se Beppe Signori, “mister 200 gol in serie A”, si trincera dietro un decoroso “no comment”, in attesa dei primi interrogatori, non si fa attendere la voce di Cristiano Doni, capitano atalantino, idolo delle folle nerazzurre, citato a più riprese dai “furbetti” della scommessa facile, nel corso delle speciose conversazioni telefoniche intercettate dalla Procura.

“Mai fatto combine – tuona Doni intervistato – chi mi accusa è un millantatore”.

38 anni, di cui dieci  vissuti da protagonista e beniamino del tifo orobico, Cristiano Doni respinge al mittente accuse ed illazioni. “E’ già successo dieci anni fa – ricorda Doni – mi avevano infangato ma sono stato assolto con formula piena”. Il rifermento è alla presunta combine della partita fra Atalanta e Pistoiese di Coppa Italia; numerose le condanne inflitte in primo grado dalla procura federale della Figc, poi annullate in sede d’Appello.

“Con questa gente non c’entro nulla; io conosco solo Nicola Santoni”. Già, Nicola Santoni, preparato dei portieri in forza al Ravenna, grande amico di Doni ed elemento di spicco della combriccola.

Ma il capitano nerazzurro, romano di nascita, bergamasco ad honorem, attende con fiducia l’esito delle indagini, manifestando la massima fiducia negli organi inquirenti: “Sono convinto che il lavoro dei magistrati proverà che non c’entro nulla con questa gente”.

Trent’anni dopo l’ultimo scandalo a base di “totonero” e risultati preconfezionati, che rivoluzionò gli equilibri geo-politici del calcio italiano, ci si prepara dunque all’ennesima estate “calda”; per gli addetti ai lavori, certo, per gli inquisiti, senza alcun dubbio, ma anche e soprattutto per milioni di appassionati, chiamati ad un brusco risveglio dai mondi onirici del Dio Pallone.

Un pò come avviene davanti ad un buon film, lo spettatore disposto a sospendere la propria incredulità per immergersi in scenari di guerra e d’amore, di spionaggio e viaggi stellari, fino agli immancabili titoli di coda, chiamati a riportarlo alla dura realtà, a ricordargli che “E’ tutto finto”.

E se nel 2006 la Coppa del Monda sollevata al cielo di Berlino da capitan Cannavaro servì da utile anestesia, ad addolcire le amarezze della cosiddetta Calciopoli, romanzo giudiziario nazional-popolare ancora tutto da scrivere, in questo afoso giugno 2011 dovremo accontentarci d’un ben più spartano successo contro l’Estonia.

Non ce ne voglia mister Prandelli, ma non c’è paragone.

Domenico Damiani

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