L’Italia verso il Referendum del 12-13 giugno

L’Italia verso il Referendum del 12-13 giugno

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ROMA, 6 GIUGNO Continua il lungo e travagliato cammino del referendum abrogativo del 12-13 giugno che, a meno di ulteriori sorprese a assi nella manica, chiamerà i cittadini a pronunciarsi sulle 3 questioni fondamentali dell’acqua, del nucleare e del legittimo impedimento, attraverso la risposta a 4 quesiti.

L’ultimo atto di questo percorso è stata la sentenza dell’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione, che ha confermato la celebrazione del quesito sul nucleare, che aveva rischiato l’estromissione attraverso la mossa in extremis del governo del 26 maggio scorso. La maggioranza aveva bloccato il programma sul nucleare in Italia, sottraendo così la materia alla determinazione popolare e varato il Decreto Omnibus, nel quale, nei commi 1 e 8 dell’articolo 5, si tracciano le linee della politica energetica italiana, molto vaga relativamente all’atomo e, a detta dei comitati referendiari e dell’opposizione, aperta alla possibilità di ripresa del programma nucleare.

Le opposizioni avevano così presentato una memoria alla Corte di Cassazione, chiedendo di spostare il quesito referendario sulla nuova norma, che, nei fatti, non avrebbe assolutamente bloccato il programma nucleare italiano, come la propaganda governativa andava affermando. L’Ufficio ha effettivamente confermato l’accusa l’1 giugno scorso, dando il via libera al referendum sul nucleare. Resta da vedere se si farà in tempo a stampare le nuove schede (che dovranno riferirsi al nuovo articolo) e come verranno giudicati i voti degli italiani all’estero, che si sono già pronunciati in materia ma sulle vecchie schede (relative quindi a una legge non più in vigore).

Governo battuto, dunque, almeno per ora. Il 2 giugno, infatti, mentre Berlusconi affermava che nonostante i referendum siano «inutili e fuorvianti», «il governo si rimetterà alla volontà dei cittadini», la maggioranza ha incaricato l’avvocatura di Stato di presentare un ricorso alla Consulta. I legali di Palazzo Chigi sosterranno che il referendum sul nucleare non è valido in quanto «avrebbe a questo punto un oggetto del tutto difforme rispetto al quesito in base al quale sono state raccolte le firme». Linea di pensiero che condivide anche il ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani: «Ritengo che la Cassazione abbia riproposto un quesito referendario che non è stato sottoscritto da coloro che hanno chiesto di fare il referendum, quindi per dare un giudizio: aspetto la sentenza della Consulta». Sentenza che verrà resa pubblica martedì.

Nell’attesa, intanto, è bene ricordare quali siano nello specifico i quesiti sui quali saremmo chiamati a pronunciarci e alcuni dei motivi che hanno spinto, o che pare abbiano spinto, il governo ad accanirsi così fermamente soprattuto su quello relativo al nucleare.

Il referendum è abrogativo, ovvero, votando Sì la legge in questione viene eliminata, votando No resta invariata:

1) Quesito numero 1. Referendum acqua pubblica. Abrogazione affidamento servizio ad operatori privati (scheda colore rosso).

Art. 23 bis della legge n. 133/2008, secondo cui la gestione del servizio idrico può essere affidata a soggetti privati attraverso gare e appalti (privatizzazione dell’acqua).

2) Quesito numero 2. Referendum acqua pubblica. Abrogazione calcolo tariffe secondo logiche di “mercato” (scheda colore giallo).

Comma 1 dell’articolo 154 del decreto legislativo n.152 (3 aprile 2006), che permette il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene acqua potabile.

3) Quesito numero 3. Referendum energia nucleare (scheda colore grigio).

Allo stato attuale, articolo 5, commi 1 e 8 del Decreto Omnibus, che riguarda la creazione sul territorio nazionale di nuovi impianti di produzione di energia nucleare.

4) Quesito numero 4. Referendum legittimo impedimento (scheda colore verde).

Legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento, ovvero la possibilità offerta al Presidente del Consiglio, al Presidente dei Ministri e ai Ministri di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano, qualora ciò si sovrapponga a impegni istituzionali.

Per essere valido, sia in un esito negativo che in uno positivo, il referendum deve raggiungere il quorum, ovvero una certa percentuale di votanti. Per quanto ogni quesito sia valido indipendentemente dagli altri (i voti si calcolano sui singoli quesiti), è molto probabile che chi andrà a votare per una questione specifica esprima la propria opinione anche sulle altre materie di consultazione. Ora, secondo i sondaggi, il quesito che più interessa agli italiani è proprio quello sul nucleare, soprattutto per via della risonanza che ha avuto la tragedia di Fukushima, che ha sensibilizzato l’opinione pubblica in materia.

Secondo i comitati referendiari e le opposizioni, il governo temerebbe, a questo punto, non soltanto una possibile battuta d’arresto del programma sul nucleare, ma anche un netto rifiuto delle altre tre leggi, le due sulla privatizzazione dell’acqua (programma che molto piace alla Confindustria) e l’altra, famosa, del legittimo impedimento, che è stata denunciata da più parti come norma ad personam, pensata con l’unico fine di alleggerire il peso giudiziario che grava sulle spalle di Silvio Berlusconi.

Se si aggiunge che la Rai è stata richiamata l’1 giugno dall’Agcom per non aver fatto abbastanza informazione sulla prossima consultazione popolare e invitata dunque a tornare nei ranghi di servizio pubblico quale sarebbe, il quadro è completo.

Ad ogni modo, sia il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia il leader dell’Idv Antonio di Pietro, uno dei principali fautori del referendum, smorzano il valore prettamente politico della consultazione. Per il primo il referendum influirà esclusivamente sulle questioni dibattute, e il secondo si augura che i quesiti referendiari «non siano materia di scontro tra maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra…vogliamo –continua- ‘s-berlusconizzare’ e ‘de-dipietrizzare’ la campagna referendaria». Anche se, viene da pensare, una caduta del governo sul referendum sarebbe un ulteriore colpo dopo la debacle delle elezioni amministrative.

To be continued (?)

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Beatrice Occhini

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