Sarah Scazzi: Michele Misseri, reo confesso ma non troppo

Sarah Scazzi: Michele Misseri, reo confesso ma non troppo

AVETRANA, 3 giugno – La parola d’ordine è “inattendibile”. Michele Misseri, 57 anni, buona parte dei quali consacrati alla cura delle terre, non è credibile. Non è credibile nel suo ambiguo fluttuare tra accuse e smentite, confessioni e omissioni, pianti ed invettive.

Inattendibile, dunque. Parola della I Sezione Penale della Corte di Cassazione, a troncare sul nascere sterili derby della chiacchiera: innocentismo e colpevolismo d’accatto; sullo sfondo, il cadavere di una ragazzina 15enne, Sarah Scazzi.

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Eppure, Michele l’inattendibile ha saputo indicare con drammatica precisione il luogo di sepoltura della nipote Sarah. Sepolta in un pozzo, all’interno del podere di famiglia.

Dunque Michele sa, Michele conosce, Michele ha visto.

Ma cosa, esattamente?

Uscito di prigione nei giorni scorsi, su istanza congiunta del proprio legale e della Procura di Taranto, zio Michè non ha smesso un solo istante di professare la propria colpevolezza: “Sarah l’ho uccisa io, i giudici stanno liberando un assassino; ho fatto tutto da solo, giuro su mia madre”.Concetti ribaditi nel corso della scoppiettante video-intervista realizzata dalla troupe di Matrix, un’intervista che diventa docu-fiction, con Michele Misseri protagonista e mattatore unico. Parole, lacrime, atti di contrizione, persino la grottesca rappresentazione della sepoltura di Sarah, sbrigativamente messa in scena su un pavimento di cucina. Michele va a braccio, attore improvvisato d’un copione liberamente tratto dalle innumerevoli dichiarazioni rese agli inquirenti della Procura di Taranto nel corso dei mesi dallo stesso agricoltore tarantino.

Testimone inattendibile secondo la Suprema Corte, omicida inverosimile per la Procura di Taranto, attore sgraziato ma appetibile per i giornalisti di Matrix, i cui sforzi avetranesi sono stati premiati da indici d’ascolto perlomeno lusinghieri.

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Ma la notte, si sa, porta consiglio, e ad appena un giorno dalla laboriosa confessione video, Michele Misseri smette i panni del brutale killer dalla coscienza lacerata, per dedicarsi attivamente e devotamente alla cura del proprio cortile. E’ decisamente più a suo agio, Michè, fra zappe e cesoie, innaffiatoi e potature, per nulla infastidito dalle molte telecamere accese su via Deledda sin da quel lontano 26 agosto 2010. I giornalisti lo notano, lo squadrano, lo incalzano, chiedono delle due nipoti, Daniela e Patrizia, per le quali casa Misseri è off limits: “Devono chiedere scusa – ribatte Misseri – perche’ hanno parlato male. Loro hanno fatto di tutto per farmi separare dalla mia famiglia… e loro lo sanno che la mia famiglia le ha trattate sempre bene'”.

Avrebbero parlato male, Daniela e Patrizia. Eppure è stato proprio Michele il primo ad accusare d’omicidio la figlia Sabrina; Michele, non le nipoti.

Ma dai cancelli di via Deledda si fa il nome di Sarah, la vera vittima di questo dramma familiare. I cronisti chiedono se e quando lo zio Michè intenda recarsi sulla tomba della ragazza. E Misseri il reo confesso, Michele l’inattendibile, regala l’ennesimo colpo di teatro: “Ci andrò – replica pacato – quando sarà trovato il colpevole”.

Poche parole, che sembrerebbero sconfessare in un istante quanto dichiarato poco prima.

Parole che hanno indotto una trafelata Valentina, figlia primogenita di casa Misseri-Serrano, ad attaccare giornalisti e cameramen di stanza in via Deledda: “Mio padre non deve parlare più, state sempre davanti a casa, andate via”.

La stessa Valentina, con ospitale solerzia, aveva spalancato le porte di casa alla pattuglia d’assalto dell’informazione Mediaset,.poche ore dopo la scarcerazione del padre.

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“Non deve parlare più”, una frase carica di imperativi nemmeno troppo sottintesi. E a Michele l’inattendibile non resta che obbedire. Tacendo o confessando. Raccontando o ritrattando, come un pupazzo da ventriloquio in crisi d’identità.

Domenico Damiani

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