Giuseppe Marletta: un altro caso Englaro

Giuseppe Marletta: un altro caso Englaro

CATANIA, 4 GIUGNO – Irene Sampognaro, 40 anni, protesta perché un anno fa suo marito, Giuseppe Marletta, architetto di 42 anni, venne ricoverato all’ospedale Garibaldi di Catania per una banalissima operazione: la rimozione di due punti metallici applicati dopo l’estrazione della radice di un dente, intervento dal quale è entrato in coma.

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Due bambini da crescere e una stupenda storia d’amore spezzata in modo così assurdo hanno devastato la vita di questa donna.

Irene ha già consultato diversi legali ed è consapevole delle difficoltà che dovrà affrontare per giungere a staccare la spina. «A questo punto è meglio farlo morire. Sono pronta a sospendere l’alimentazione forzata perché lo Stato ha ucciso mio marito e poi lo ha abbandonato al suo destino. Voglio che tutti sappiano quanto sono crudeli le nostre istituzioni di fronte a un allucinante caso di malasanità non riescono a garantire né giustizia né adeguata assistenza».  «Da quel momento non si è più risvegliato. Prima di entrare in ospedale scoppiava di salute oggi è immobile in un letto, tracheotomizzato e alimentato con un sondino. Praticamente una vita vegetale se la si può ancora chiamare vita. Solo quando ti ci trovi dentro capisci veramente il “caso Englaro”. In Italia lo Stato è crudelmente ipocrita: dice di essere per la vita ma in realtà ti spinge a scegliere la strada della morte».

Irene Sampognaro, è disposta a portare suo marito all’estero per praticargli l’eutanasia e con una protesta di fronte all’ospedale Garibaldi, dove l’uomo si sottopose all’operazione, ha denunciato “l’abbandono subito da parte dello Stato”, colpevole di essersi sottratto “alla cura e all’assistenza” del marito.

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Chiede giustizia, affermando di essere disposta a desistere dal proposito di portare all’estero il marito solo quando dalle istituzioni arriverà un’assunzione di responsabilità, e una condanna nei confronti dei “medici assassini” ancora al loro posto. Adriano Pessina, direttore del Centro di ateneo di bioetica della Cattolica, ha dichiarato che: “il fatto che sia necessario ricorrere a drammatici appelli pubblici per ottenere ascolto, giustizia e assistenza qualificata è indice di un progressivo deteriorarsi del tessuto etico del nostro paese e del lacerarsi delle funzioni stesse delle istituzioni. È fondamentale dare ascolto alla disperazione e alla richiesta di aiuto della signora, che lamenta l`ipocrisia di uno Stato che si dichiara a favore della vita ma di fatto abbandona le famiglie e i cittadini”.

A chiedere spiegazioni sull’accaduto è stato anche Leoluca Orlando, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali. Nel frattempo sono state avviate due inchieste: una interna all’ospedale Garibaldi, l’altra della Procura di Catania.

Maria Giuseppina Bauleo

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