Melania Rea, l’assassino potrebbe essere in divisa

Melania Rea, l’assassino potrebbe essere in divisa

ASCOLI PICENO, 31 MAGGIO – Torna lo spettro dell’assassino in divisa, torna l’idea che il killer è da rintracciare nell’ambiente militare. A un mese e mezzo dall’omicidio della giovane Melania Rea, la matassa diventa sempre più spinosa e più difficile da spiegare, nonostante gli inquirenti affermano quotidianamente di essere a un buon punto.

L’inchiesta sull’omicidio della giovane ventinovenne Melania Rea, trafitta da trenta coltellate lo scorso 18 aprile in un bosco del teramano, non si è mai fermata dal giorno del ritrovamento del corpo della donna, il 20 aprile scorso. Da quel momento in poi, tante tesi si sono accavallate e diversi super testimoni sono stati sentiti e ora la svolta sembrerebbe nei tabulati telefonici (link all’altro articolo, se possibile!)

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Intanto Salvatore Parolisi, vedovo e parte offesa nonostante la mole di sospetti che non lo hanno mai trasformato in un indagato, si prepara a riprendere servizio ad Ascoli. Il caporal maggiore è atteso nella caserma del 235° Rav a metà settimana, anche se probabilmente non tornerà ad istruire le sue soldatesse. Le tre vicende amorose con le reclute, emerse durante le indagini, stanno consigliando i vertici dell’Esercito a trovargli un impiego alternativo.

Nel frattempo, si ritorna sulla scena del crimine e si riflette sulla modalità con cui Melania è stata ritrovata:  pantaloni abbassati, senza tracce di violenza sessuale, e trenta coltellate alla schiena. Potrebbe essere stata aggredita mentre faceva pipì, ma è possibile che non si sia accorta che ci fosse qualcuno?Allora rispunta l’idea iniziale di questa indagine che si rifà a una tecnica militare: Nei corpo a corpo i soldati, soprattutto se non armati in maniera adeguata – e l’assassino di Melania aveva un coltello dalla lama di 9-10 centimetri – possono abbassare di colpo i pantaloni dei nemici. Questo per impedire loro di fuggire e sopraffarli con calma. E ritorna l’ipotesi che il l’assassino sia da rintracciare nell’ambito militare, non necessariamente Salvatore Parolisi, ma anche qualcuno che poteva avercela con lui, così tanto da sacrificare una vittima innocente.

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Federica Palmisano

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