Volo Rio-Parigi, l’incubo dura 3 minuti

Volo Rio-Parigi, l’incubo dura 3 minuti

BOLOGNA, 28 MAGGIO – Sono passati quasi due anni, da quando, il primo giugno 2009 l’Airbus A330 dell’Air France, proveniente da Rio de Janeiro e diretto a Parigi, si inabissò nell’oceano Atlantico, portando con sé le vite di tutti i 228 passeggeri, lasciando mille interrogativi irrisolti.

Oggi, a distanza di oltre 23 mesi, arrivano le prime risposte, infatti l’ufficio di indagine ed inchiesta per gli incidenti aerei (Bea) ha reso noti i primi risultati emergenti dall’analisi delle scatole nere, ripescate solo un mese fa. La notizia che desta più impressione è quella secondo cui il velivolo è precipitato per oltre tre minuti prima dell’impatto con le fredde acque atlantiche, minuti in cui i piloti hanno inutilmente lottato per tentare un ammaraggio.

Sempre grazie alle scatole nere, è stato possibile ricostruire la dinamica di quanto accaduto, in particolare tutto inizia quando, una volta giunti in una zona di forte turbolenza, il pilota automatico si disattiva, i parametri di velocità  perdono coerenza e parte l’allarme di stallo. A questo punto a peggiorare la situazione è l’inesperienza dei piloti, infatti, dalle registrazioni, emerge che il capitano non si trovava a in cabina di pilotaggio all’inizio della crisi e la Bea conferma come, le manovre messe in pratica dai due co-piloti, non siano state  le più adeguate per fronteggiare l’emergenza, tesi già  propugnata dalla stampa francese, che ha da sempre puntato il dito contro l’inesperienza degli assistenti del capitano.

Intanto dal Brasile si fa sempre più insistente la voce  di  un’azione giudiziaria di gruppo da parte delle famiglie delle vittime contro l’Air France.

Insomma, a distanza di due anni si dissipano i dubbi, ma cresce la rabbia.

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Vincenzo Uccelli

2 Responses to "Volo Rio-Parigi, l’incubo dura 3 minuti"

  1. pleyad  2011/05/28 at 17:30

    L’airbus non può essere imputata. Il congelamento dei tubi di pitot, per quanto possa essere un guasto serio, non è impossibile da gestire per un pilota esperto. E’ chiaramente un caso di impreparazione tecnica di chi in quel momento era ai comandi. Un aereo in stallo non può essere fatto salire di quota, al contrario, l’unica manovra corretta è di buttarlo in picchiata, per sfruttare la gravità e ridare portanza alle ali. Rinnoviamo le condoglianze alle famiglie di coloro che sono perite in questo tragico incidente.

  2. open  2011/05/29 at 13:11

    Un pensiero alle vittime e ai familiari.
    Sgombriamo subito il campo con i confronti tra tasso di sicurezza aerea e stradale: l’alto tasso della morte sulle strade è dovuta all’uso criminale con cui tutti noi usiamo l’auto. La sicurezza aerea è un’altra cosa e deve esere incomparabile con quella stradale. Detto questo bisogna dire che la sicurezza aerea deve essere intensificata almeno su tre temi: la formazione dei piloti e la loro gestione, il controllo tecnico dei mezzi e la qualità della copertura di radio navigazione. L’incidente in questione parrebbe sia avvenuto a causa della somma delle tre circostanze. Cominciamo dall’ultima. Una situazione meteorologica difficile e notturna (in volo strumentale) deve essere assolutamente evitata, questo lo si può fare con un monitoraggio preventivo aggiornato al minuto su tutta la zona di volo e comunicata direttamente in cabina, così da poter sceglire il percorso meno rischioso. Non c’è risparmio di tempo e di carburante che tenga in queste circostanze. Nel caso della rotta specifica, usata da più compagnie, ci sono addirittura zone di silenzio radio, nelle quali sia i dati meteo sia dati aereo sono sconosciuti. Due: l’equipaggio di un volo transoceanico notturno non deve avere la stessa formazione. Uno dei piloti dovrebbe essere esperto di navigazione strumentale, l’altro un esperto “volatore”, cioè un iniziato conoscitore delle dinamiche del volo e della reazione della macchina e un comandante che prende le decisioni. Altrimenti si sovappongono ruoli e decisioni alle volte confuse e sbagliate. Terzo, evidentemente, in specialmodo nei voli a lungo percorso, le macchine devono essere adattate allo scopo e più che affidabili, cioè con un numero di ore di volo adeguato e muniti della tecnologia più aggiornata relativamente ai possibili problemi incontrati.

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