Il pianeta Marte è cresciuto troppo in fretta

Il pianeta Marte è cresciuto troppo in fretta

BOLOGNA, 27 MAGGIO – Secondo lo scienziato Nicolas Dauphas dell’Università  di Chicago e Ali Pourmand, dell’Università di Miami, il pianeta Marte sarebbe cresciuto in fretta, è rimasto piccolo e geologicamente acerbo. E’ giunto a queste conclusioni grazie all’analisi dei meteoriti marziani, usando come cronometro il rapporto fra gli isotopi di due particolari elementi, ovvero l’afnio 182 e il prodotto del suo decadimento, il tungsteno 182. Il periodo di dimezzamento di questo particolare decadimento è di 9 milioni di anni, significa che tutto l’afnio 182 si consuma in 50 milioni di anni. Un ottimo strumento per misurare la cronologia di eventi che hanno avuto luogo agli inizi della storia del Sistema solare anche se la composizione dei meteoriti marziani ha subito dei cambiamenti che rendono imprecise le stime.

Dauphas e Pourmand per superare questo ostacolo hanno preso in esame di 30 condriti, un particolare tipo di meteoriti considerati fossili del Sistema solare perché rimangono praticamente inalterati, ed hanno confrontato la composizione con 20 meteoriti marziani. Attraverso questo confronto è stato possibile procedere con sicurezza nel fare le considerazioni geochimiche, che hanno portato alla conclusione che Marte si sarebbe formato indicativamente in soli due milioni di anni, per poi fermarsi senza subire, a livello globale, ulteriori significative evoluzioni. A differenza della Terra che avrebbe subito collisioni con altri proto-pianeti, eventi che avrebbero allungato il tempo necessario a completare la formazione ma che, al tempo stesso, avrebbero favorito il raggiungimento delle dimensioni, della composizione e di tutte le altre caratteristiche che possiede. Marte, invece, sarebbe rimasto allo stato embrionale, senza evolversi oltre. Il pianeta si è formato rapidamente perché non è stato disturbato da collisioni, rimanendo un sopravvissuto, un rappresentante di quei pianeti “embrione” che in passato si scontrarono con il nostro.

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Maria Giuseppina Bauleo

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