Bologna, la scuola pubblica è già  alla fame

Bologna, la scuola pubblica è già  alla fame

BOLOGNA, 25 MAGGIO – Tutti devono sapere. E’ questo lo slogan principale dello sciopero della fame partito giovedì 19 maggio di insegnanti, genitori e studenti  in via de’ Castagnoli, davanti l’ufficio scolastico, contro i tagli alla scuola pubblica.La protesta simbolica, sei ore giorno e notte, sostenuta dal Coordinamento dei presidenti dei consigli di istituto delle scuole di Bologna e Provincia, andrà  avanti per sette giorni. Il 26 maggio si chiuderà con una manifestazione con microfono aperto, in cui tutti coloro che vogliano potranno esprimere il loro pensiero sul valore della scuola pubblica.

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La protesta è generata da un’indignazione verso un governo che dopo due anni di tagli, dichiarati illegittimi da una sentenza del TAR del Lazio, dà il colpo di grazia al sistema scolastico pubblico con, in totale, 35.000 posti in meno a livello nazionale e circa 2.000 in Emilia Romagna.

L’importanza di tale protesta è indubbia perché è nella scuola pubblica, aperta a tutti, che risiedono le radici della cittadinanza e della democrazia. Dei tagli che sono venduti ai cittadini come tagli di sprechi, ma che in realtà  sono dei tagli lineari che porteranno rispetto al passato, tanto per fare un esempio, alla mancanza di una vera e propria maestra di inglese, che sarà  sostituita da una maestra di classe che potrà  insegnare tale lingua straniera anche se non avrà  le competenze necessarie e cioè, anche se avrà solo frequentato un corso di poche ore.

Un esempio lampante quello della lingua inglese. Infatti, è il sistema economico italiano, visto che vi è uno stato di libero mercato globalizzato, richiede, per poter competere a livello internazionale, delle persone che sappiano parlare la lingua che accomuna i diversi paesi, per cui ci chiediamo, se  si tratta di una scelta ideologica o di semplice ignoranza della realtà  globale in cui viviamo?

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La scuola pubblica aperta a tutti, di qualità , è l’unico mezzo di riscatto delle classi socialmente svantaggiate. Quindi, fare dei tagli al sistema scolastico nazionale, abbassandone la qualità  per favorire la scuola privata aumentandone i finanziamenti, porta ad un ulteriore squilibrio socio-economico.

Oggi, noi ci sentiamo di dover dar voce a questi insegnati, a questi padri e madri, a questi studenti che con il loro sciopero della fame restituiscono  dignità  a questo paese in cui anno dopo anno le disuguaglianze socio-economiche  si presentano sempre più marcate.

Simone Luca Reale

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